2332 VG, la grotta ritrovata.

Questa in realtà è l’ultima di nove uscite, il coronamento di un lavoro durato due mesi e sinora non pubblicato sul sito: il risultato,  forse modesto in termini prettamente metrici, è stato comunque appagante per tutti noi… quella che segue è la relazione dettagliata di ciò che e successo.
Ma prima….

UN PO’ DI STORIA…

Il 2 dicembre del 1924 Cesare Prez esplora e rileva la Grotta di Gabrovizza 2332 VG.
Tredici giorni dopo è sempre lui a scendere e rilevare il famigerato Abisso III° di Gropada 2287 VG.
Oltre alla paternità del buon Cesare, queste due grotte hanno  qualcos’altro in comune: assieme a parecchie altre cavità del nostro Carso, dopo la prima esplorazione sono misteriosamente scomparse…
Mi asterrò dal parlare del “Terzo di Gropada”, cercato accanitamente quanto inutilmente da generazioni di speleo, e che ha finito per dividere gli “acchiappagrotte” triestini in due opposte fazioni irrimediabilmente in contrasto sull’esistenza o meno dell’abisso ma accomunate dalla medesima arrogante ottusità di chi, pur non avendo in mano uno straccio di prova (poco importa se favorevole o contraria) predica con fervore il proprio dogma che non ammette repliche, salvo poi rischiare una figura da fesso se un giorno i fatti dovessero smentirlo. Nel caso poi le dottrine vengano predicate non in un osteria ma su documenti ufficiali, la figura da fesso potrebbe risultarne notevolmente amplificata… Sic transit gloria mundi.

Per quello che riguarda invece la Grotta di Gabrovizza, sulla scheda catastale si legge che “La grotta risulta introvabile nonostante le numerose battute di zona compiute dai gruppi speleologici triestini per rintracciarla”.

Vecchio rilievo della Grotta di Gabrovizza

Per molti questo già sarebbe sufficiente a bollare anch’essa come inesistente, il classico rilievo inventato a tavolino per goliardia o semplice meschinità, dove il tavolino è il tavolo di un’osmizza, l’epoca la fine degli anni venti ed il protagonista il solito povero Prez… in questo caso però le cose, fortunatamente, non stanno così, e le vicende inerenti a questa grotta gettano a mio avviso un modestissimo spiraglio di luce su analoghe vicende, stimolando forse in alcuni doverose riflessioni.

Quelli successivi al 1924 sono anni di febbrile attività per Prez e compagni, grandi esplorazioni ed altrettanto grandi tragedie, non solo speleologiche… la piccola grotta di Gabrovizza cade quasi istantaneamente nell’oblio, eccettuata una successiva visita di cui restano, unica testimonianza, alcuni nomi scritti frettolosamente a nerofumo sulla volta della caverna principale: Masè, Leo e Rino(?).
Poi l’oblio, durato quasi novant’anni…

L’INTUIZIONE…

Alla fine di novembre 2011, spronato anche dal fatto che sto per trasferirmi ad abitare proprio in zona, torno dopo molti anni ad occuparmi di alcune cavità scomparse tra Gabrovizza e Sgonico, e tra queste la 2332 VG.
Negli anni ’80 avevo lasciato perdere con un nulla di fatto, come molti altri, dopo infruttuose battute di zona attorno alla posizione indicata. L’esperienza mi ha portato ad un approccio diverso, ed ora quando mi occupo di queste faccende cerco innanzitutto di immedesimarmi in chi ha posizionato la grotta per capire se ci sia stato un eventuale inghippo… è così che, esaminando la cartografia dell’epoca, mi accorgo che la “Piccola Jablenza” 162 VG era segnata (come tante altre) in una posizione completamente errata. La grotta che sto cercando si trovava a breve distanza da quest’ultima… è plausibile, penso, che la posizione della caverna sia stata ottenuta  prendendo come sicuro e comodo riferimento proprio l’imbocco della vicina voragine, allora già ben nota… Giunto a casa è questione di un momento traslare il tutto di qualche centinaio di metri: se ho ragione….

LA BATTUTA (01/12/2011)

La zona risultante è assai poco frequentata, perchè completamente circondata da proprietà private e fuori dai normali percorsi… quasi subito noto uno sprofondamento in un massiccio strato di concrezione che dà su un cunicolo discendente sicuramente da investigare ma privo d’aria mentre, qualche metro più in là, ecco una fessura orizzontale dalla quale fuoriesce un generoso ed interessante spiffero caldo, particolarità molto promettente! Se non è una cavità ancora inesplorata, potrebbe benissimo trattarsi di ciò che sto cercando… momentaneamente siglo la fessura e la denomino “SG2”.

LO SCAVO

15/12/2011: ho il pomeriggio libero, ne approfitto per iniziare in solitaria lo scavo; estraggo in tutto cinque carriole di terra e detriti liberando un basso laminatoio molto inclinato e ventoso. Lo sprofondamento vicino è sempre privo d’aria.

21/12/2011: rieccomi a spaccare pietre e spostare terra… per un paio d’ore mi da una mano il vecchio Degra, per il resto sono solo. Il cunicolo scende sempre, assai inclinato. L’aria sale.
Ho disostruito ed esaminato anche lo sprofondamento adiacente constatando che, nonostante sia in evidente relazione con la cavità che sto scavando, sarebbe laborioso ed inutile tentarne lo svuotamento: verrà quindi utilizzato per lo smaltimento dei detriti…

27/12/2011: siamo io, Edox, Bonni, Giusto e Celly con Maya… si continua a scavare raggiungendo una volta concrezionata ancora assai inclinata; l’aria aumenta, e proviene da un restringimento visibile ad un paio di metri di distanza… c’è parecchia roba da estrarre… non mi sembra possa mai esserci passato nessuno…

08/01/2012: oggi la squadra è composta da Edox, Phil, Bonni e dal sottoscritto. Zdenka arriverà più tardi col “catering” (JOTA bollente per tutti). Il quattrozampe Rip vigila all’esterno… abbiamo quasi raggiunto il restringimento, e la volta concrezionata si fa orizzontale. Ormai è evidente che non può trattarsi dell’ingresso originale della 2332 VG, stiamo scavando in terreno “vergine”… forse l’ingresso giusto era lo sprofondamento ormai sepolto? Spero proprio di no…! L’aria è aumentata ancora, sempre in uscita: ingresso alto, mi dico… Per pranzo ci sistemiamo comodamente seduti sulle macerie della mia futura casa a gustare avidamente la Jota di Zdenka, con tanto di piatti e posate in lussuoso baule di vimini presumibilmente anch’esso dell’epoca di Prez… poi ci dedichiamo ad un accurato controllo dei flussi d’aria all’interno delle uniche due cavità “papabili” dei dintorni: La “Fovea Romana” 850 VG ed una cavernetta (SG3) non ancora catastata: la “Romana” non dà segni di vita, ma la cavernetta che nel corso di un mio precedente passaggio era priva di correnti ora aspira mostruosamente… Ecco trovato l’ingresso basso, la distanza tra i due imbocchi fa ben sperare…

14/01/2012: oggi squadra numerosa, oltre a me presenti Giusto, Bonni, Crozza, Fede, Edox, Celly, Potle e l’amico Giuliano… un viavai tipo “Carneval de Muja”, ma non tutti entrano…
Dopo breve scavo mi insinuo in una fessura disumana raggiungendo faticosamente uno slargo… qui posso finalmente girarmi ed allargare col demolitore la strettoia per gli altri… è fatta! Giusto mi raggiunge. Altri lo seguono.
Un ulteriore laminatoio in discesa (allargato anch’esso) ci porta nella galleria vera e propria, che percorriamo esultanti per una trentina di metri… quando ormai non ce l’aspettavamo più, ecco apparire, tra lo stupore generale, alcune scritte in nerofumo…. è ufficiale, e la pianta generale della galleria lo conferma: siamo entrati alla 2332 VG, ma da dove??? In breve individuiamo il vecchio ingresso, attualmente ostruito, e così possiamo orientare il rilievo di Prez che, privo dell’indicazione del nord, non ci era sinora stato di grande aiuto…

20/01/2012: io e Potle torniamo sotto per scattare qualche foto e rilevare la poligonale della grotta, onde riportarla poi all’esterno e capire dove diavolo si apriva l’ingresso originale…

22/01/2012: siamo io, Kubo, Bonni, Edox e Phil; il cane Rip attenderà fuori, fiducioso… se sapesse le nostre intenzioni, forse, inizierebbe piuttosto a cercarsi un altro padrone. Stamattina, appena arrivati sul posto, grazie alla poligonale abbiamo rapidamente delimitato la probabile posizione in superficie del vecchio ingresso, che si presentava in origine come un basso portale presso l’orlo di una dolina… La zona negli anni è stata pesantemente rimaneggiata, così ci ritroviamo in realtà in mezzo ad un prato perfettamente pianeggiante, dove non vi è traccia di pertugio alcuno… la buona notizia è che si trova all’interno della mia proprietà per cui non ci saranno problemi dal punto di vista degli scavi; quella cattiva è che, se non vogliamo passare i prossimi mesi a fare sondaggi a pala e picco, l’unica soluzione è  attaccare dal basso con le oramai collaudatissime tecniche suicide di Grotta Continua (vedi Piano Macchi e Virgilio).
Così entriamo, per dedicarci con entusiasmo all’ennesima partita di “Chi vuol essere sepolto vivo?” iniziando a disgaggiare da sotto l’immane cono detritico. Bonni, Edox e Kubo, a turno, si accaniscono su pietre e massi, avanzando in salita e riuscendo a schivare quasi tutto quello che nel frattempo precipita… purtroppo, come è logico che succeda, man mano che ci inoltriamo il pericolo aumenta e ad un certo punto la lunghezza del palanchino non è più sufficiente a garantire un minimo di sicurezza a colui che lo manovra…. a turno infiliamo prudentemente la testa nel vuoto recentemente creatosi, notando ovunque i soliti massi terrificanti in precario equilibrio: Edox ci fa notare una nicchietta di solida roccia che, teoricamente, potrebbe garantire protezione ad uno speleo di medie dimensioni dotato di “strangolin” e privo di istinto di sopravvivenza, ma memore delle passate esperienze si guarda bene dal lasciarsi coinvolgere.
Continuiamo a guardarci l’un l’altro…. nix. Momento di stallo, poi, con la morte nel cuore mi avvio. Per tirarmi su di morale, gli altri mi fanno notare che stavolta almeno c’è una bella fessura che fa comunicare la nicchia con la caverna ed attraverso la quale potranno, se necessario, fornirmi cibo e bevande durante la prigionia… insomma un lusso sfrenato!
Inizio con l’usuale tecnica, ovvero sporgermi ravanando nell’instabile muraglia per poi ritirarmi con mossa felina all’interno del loculo. Inizialmente tutto va bene, e smuovo sapientemente uno dopo l’altro i massi più giganteschi, “Tetris” alquanto inquietante. Sotto di me gli altri, in caverna, smaltiscono di buona lena il materiale creando masiere.
Dopo un’oretta ho finalmente esaurito tutti i macigni, senza peraltro notare alcun indizio di un varco verso l’esterno… il palanchino, nonostante il suo metro e mezzo, non basta più. Potrei anche uscire, ma noto una specie di muretto a secco di pietruzze lassù in alto… beh, penso, dopo i massi che sarà mai… magari si arriva finalmente all’esterno… e stuzzico prudente con l’estremità dello strumento… un terribile boato saluta la partenza di tutta la parete, e mentre in caverna fuggono senza pudore vedo scorrere dinanzi a me in un paio di secondi di terrore tre metri cubi di terriccio e pietre che nella loro folle corsa quasi mi strappano di mano sia lo strumento che uno stivale, mentre mi appiattisco nella provvidenziale nicchia. Poi il silenzio, rotto solamente dalle ultime pietruzze ritardatarie che precipitano dall’alto e rotolano sulle macerie… mi guardo attorno allibito: tra i detriti che mi circondano intravedo travetti di cemento, cocci e bottiglie, tegole, nylon ed immondizie di ogni genere, tra cui alcuni bottiglioni e fiale di chiara origine farmaceutica… alcuni si sono spezzati e l’aria ha un odore pungente di ospedale… quei simpaticoni dei precedenti proprietari, prima di seppellire l’ingresso sotto tre metri di detriti avevano pensato bene di utilizzare la grotta come mini-discarica di rifiuti… mi piange il cuore a vedere una grotta ridotta così, ma ora ho problemi più urgenti. Sotto di me, gli altri scavano come forsennati, io posso solo attendere osservando i detriti che man mano si abbassano, subito rimpiazzati da quelli soprastanti. Dopo molti sforzi, ci ritroviamo tutti nella caverna, illesi. Fiale e flaconi sono stati messi da parte per eventuali analisi. Corriamo all’esterno per vedere se si sia formata qualche voragine, ma niente di niente! Eppure secondo le misurazioni effettuate dovremmo esserci… mistero! Certo che ora camminare su quel prato all’apparenza innocuo fa un po’ paura…

29/01/2012: scavare da sotto è ormai improponibile oltre che inutile, visto che mancherà si e no mezzo metro…. si è deciso pertanto di utilizzare due apparecchi ARVA per risolvere la questione una volta per tutte. Giusto si inoltra nella caverna, fin sotto la frana con il trasmettitore montato su palo telescopico; io sono all’esterno, con l’altro apparecchio, in compagnia di Edox e Crozza.
Bip…bip… seguiamo il percorso sotterraneo del nostro compagno dall’ingresso nuovo sino al prato… bip…biiiiip… biiiiiiiiiiiiiii!!!!!!! Et voilà! L’indicatore segna meno di cinquanta centimetri. Non ci sono più dubbi su dove bisogni scavare! Tastiamo il terreno tutto attorno, poi sondiamo affondando più volte un lungo ed acuminato spiedo metallico (quando lo estraggo Crozza cinicamente consiglia di controllare se ci siano tracce del sangue di Giusto…) ma niente indica ancora un vuoto…. ?????… eppure deve essere qui. Battiamo con un piede, poi con entrambi, terreno compatto. Nulla. A questo punto, persa ogni dignità & prudenza iniziamo a saltarci sopra tutti e tre… Niente. Chissà se almeno Giusto ci sente saltare? Si, Giusto ci sente eccome, nelle viscere della terra sta fuggendo terrorizzato mentre tutto gli crolla addosso, ma noi non lo sappiamo ancora. Esce incazzato pochi minuti dopo, esigendo a gran voce la testa del responsabile, ma una volta appurato che eravamo in tre si rassegna. E’ il momento della verità, Edox afferra il piccone e si accanisce… in breve il terreno compattato dalle radici cede e si spalanca sul nero, ed una folata impressionante di vapore saluta la riapertura della Grotta di Gabrovizza!

RIFLESSIONI FINALI

Che Prez (ma non solo lui…) ne abbia combinate parecchie, all’epoca, è fuori di dubbio. Era il Far West della speleologia, e l’insaziabile fame di record degli “arditissimi” grottisti del ventennio non favoriva certo precisione e fair play… grotte catastate due o tre volte con nomi diversi, gallerie inesistenti, dati metrici “gonfiati” e rilievi inventati di sana pianta erano all’ordine del giorno.
Ma è altrettanto vero che Prez è stato una grandissima figura di esploratore e speleologo, e ritengo sia doveroso tenerne sempre debito conto, quando si trattano certi argomenti.
Far sparire una grotta è facilissimo, ritrovarla non lo è per niente specie se la posizione è del tutto errata (e lo è quasi sempre)… A volte, poi, la grotta non si trova proprio. Non è mai esistita? O è la debolezza di colui che la sta cercando a spingerlo a risolvere definitivamente la questione scegliendo la via più semplice?
Ritrovare la Grotta di Gabrovizza è stata una bellissima esperienza, bonificarla riportandola alle condizioni originali lo sarà un po’ meno, ma stiamo facendo anche questo!
La Caverna Cotariova 264 VG, la Fovea Romana 850 VG, SG3 e la Grotta di Gabrovizza 2332 VG fanno palesemente parte di uno stesso sistema, assai prossimo alla superficie ed inevitabilmente spezzato in più tronconi da grandi crolli e riempimenti.
Per ora non stileremo un nuovo rilievo della cavità…. probabili prosecuzioni inducono ad attendere e poi, dopo più di ottant’anni, qualche mese in più o in meno credo non faccia una gran differenza!


Tutte le foto

4 thoughts on “2332 VG, la grotta ritrovata.

  1. Sul Catasto Regionale Delle Grotte Del Friuli Venezia Giulia, la grotta risulta tutt’oggi (18/01/2018) introvabile. Grazie, andrò a visitarla e spero che l’ingresso sia libero.

  2. Dopo questo resoconto avremo un sacco di richieste di pazzi che vogliono entrare in Grotta Continua per fare esperienza diretta del brivido…capito perche’ non vengo a scavare? Sono prudente e ci tengo alla pellaccia!!!!!!

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