Ghiaccio e wasabi alla Grotta Macchi: epilogo

Era da ottobre che si doveva farlo. Ci siamo riusciti l’ultimo giorno di marzo complice un inverno con la i minuscola che ha anticipato di un paio di mesi l’arrivo della stagione calda. Per l’occasione si ricompone la squadra dei “fantastici 4” respinta dal “nevischio” un mese addietro: Potle, Giusto, il sottoscritto e special guest “Janez” al secolo Gianni Benedetti.
Gli obiettivi sono gli stessi della volta precedente: completare il rilievo geologico, scattare foto di qualità e dulcis in fundo dare un’ultima occhiata a un paio di possibili prosecuzioni … Rendez vous alle 07.00 al parcheggio di Prosecco, saliamo tutti sul Galaxy del magico Potle e via! Il meteo è strepitoso: sole, secco, sereno e caldo. Facciamo una tappa al solito posto per un caffè in zona Paluce e  ci ritroviamo davanti nientemeno che un furgone con su scritto “Catering Sant’Anna“. Per qualsiasi triestino una toccatina scaramantica è d’obbligo e non ci sottraiamo (non si sa mai). Una volta preso il caffè un secondo indizio: la banconiera chiede dove andiamo, che facciamo e soddisfatta ci apostrofa con un “state attenti mi raccomando, è pericoloso!!”. Scatta immediata la seconda toccata rivolgendo gli occhi al cielo. Nel mentre un videopoker proietta il suo nome “Goldencaver“: curioso.
Tappa rapidissima a comprare il pane caldo di giornata a Timau poi alle 09.00 siamo al Passo, da soli e senza neve.
Fuori gli zaini operiamo un’equa spartizione materiali, poi io e Giusto calziamo con orgoglio i nostri scarponi freschi di risuolatura e per finire mi ritrovo ad allungare i bastoncini a Gianni (?!?!?!). Si va. Potle da giorni lamenta malesseri e giramenti di testa (labirintite), ma sprezzante tenta l’impresa. Lasciando il parcheggio borbotta “vedo macchie bianche”, ride e sparisce ad un parsec di distanza: lo recuperiamo all’imbocco dopo un’ora esatta sorridente e pimpante, completamente guarito grazie al contatto con la natura. Lo insultiamo pesantemente mentre lui gongola e scatta foto senza sosta. Ci cambiamo. Facciamo merenda. Beviamo una birra che Gianni ci offre dopo essere sprofondato nella neve sino al cavallo poi il dramma: Giusto si accorge di aver lasciato tabacco, cartine ed accendino al bar. Entra in depressione cupa. Comincia ad avvertire oscuri presagi sul prosieguo dell’uscita e si inabissa nel pozzo d’accesso. Lo seguo insultandolo. Di sotto BIG SURPRISE: la neve occlude il passaggio. Seconda BIG SURPRISE estraggo prontamente l’attrezzo opportuno autisticamente portato appresso: pala!!!! Breve scavo ed entro per primo … Scalino un paio di metri poi stop: tutto è ammantato nel ghiaccio e dobbiamo armare tutto il tratto fino alla strettoia della Sala Marcinelle. A scarponate sfondo il velo di ghiaccio di 2 cm che ricopre la neve e raggiungo il fondo seguito dagli altri. Cristalli, stalattiti e colonne di ghiaccio ovunque.


Entriamo in Sala Marcinelle: tutto è vetrato e ci costringe a numeri da circo equestre per non spaccarci qualche osso. Foto a manetta seguendo i preziosissimi consigli del Regista Gianni e del Fotografo Potle: bene bene bene, 1-2-3, via! Ancora una … Fermi così … Okkei! Via via via! E si prosegue fra ghiaccio e roccia in un clima fiabesco. Giusto arma anche il pozzetto interno spalmato di lingue ghiaccio.
Gianni si gode tutto il percorso. Scendiamo alle gallerie inferiori. Troviamo i punti buoni e piazziamo 3 fessurimetri. Ancora foto poi ritorniamo in Sala Collettori per un meritato break. Decido di stupire i miei compagni d’avventura ed estraggo un sacchetto anonimo offrendone il contenuto. Tutti apprezzano: snack al WASABI, WASSSSSAAABIIIIIII. Finito il pasto proseguiamo verso l’uscita, io e Giusto ci fermiamo per un assaggio di scavo mentre Potle con Gianni seguono completando il prezioso rilievo geologico. Un termometro lasciato in galleria all’andata segna 0,2° gradi al ritorno. Giusto si talpizza e al grido di “Ursus” disintegra una frana senza però raggiungere l’agognato risultato. Io lo sprono e non faccio nulla. Mi insulta e io pago pegno rabbonendolo con una stecca di croccante di mandorle. Usciamo che è ancora sole. Lavoro eseguito. Autoscatto e giù al Passo in 45 minuti. Degna chiusura della giornata al ritmo di Strauss: al bar di Paluce Giusto recupera tabacco,cartine ed accendino.

Grotta Macchi bye bye

[mapsmarker marker=”2″]

Please follow and like us:

4550total visits,8visits today

2 thoughts on “Ghiaccio e wasabi alla Grotta Macchi: epilogo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *