Rifugio Corsi e dintorni – 1°giorno

1°giorno secondo Potle

 

Ti prendiamo a Prosecco alle 9.00, siamo in tre…viaggiamo comodi

Sono arrivati alle 9.40 in quattro, baule stracolmo e mi “accomodo” sui sedili posteriori con lo zaino sulle ginocchia… e via verso Sella Nevea dove ci attende fiducioso il buon Pagu da Fiume Veneto: si comprime anche lui, e lo sterrato ce lo gustiamo in sei!

Come da accordi carichiamo tutto il materiale su teleferica fino al rifugio Corsi, cosa che ci permetterà di raggiungerlo agevolmente e senza grosse fatiche.

Per il pomeriggio ci dividiamo in 3 gruppi.

Mentre Giusto, Pippo e Cristiano (Yoghi) Martucci, gestore del rifugio, vanno a disostruire ed esplorare un pozzo presso il Lavinal dell’Orso, Toni e Crozza “riassettano” un bunker nei pressi del Corsi. Più tardi arriverranno anche Edo, Lumo e Phil.

Io e Pagu, invece,  partiamo pimpanti per il sentiero attrezzato del Centenario, un aereo percorso che si snoda  lungo le creste dentate delle Cime Piccole di Rio Bianco.

Terminata la ferrata, dopo una breve sosta contemplativa al Bivacco Gorizia risaliamo la gola in direzione  forcella Vallone. Un foro in parete e depositi argillosi quasi pietrificati suggeriscono possibilità speleologiche. Mentre m’infilo in uno stretto cunicolo, Pagu, una decina di metri più in basso mi grida qualcosa come: “Xè un poca de giara che vien fora de un busetto… vien a darghe un’ociada!“..Scendo e guardo scetticamente quel micro cono detritico che esce dalla parete….boh… che sarà mai?…ma quando avvicino la testa una fredda corrente d’aria gela ogni mio  dubbio!

Scaviamo a mani nude… ormai è sera… dopo circa mezz’ora s’intravede una sala di degne proporzioni e aria, tanta aria in uscita… ma non è il caso di avventurarsi in quelle condizioni: rischieremmo di rimaner intrappolati dentro, esperimento peraltro già abbondantemente effettuato nella grotta Virgilio e nella grotta di Gabrovizza.

Ritorniamo stanchi ed entusiasti al rifugio Corsi, impazienti di raccontare e fantasticare davanti ad un fumante piatto di gulasch sull’importante scoperta (almeno così ci pareva) e le esplorazioni vengono rimandate al giorno successivo!

1°giorno secondo Pippo

Come riferito dal buon Potle, il viaggio di andata non è dei più comodi nonostante le signorili dimensioni del Patrol di Giusto… specie nell’ultima parte del percorso la densità umana all’interno dell’abitacolo ricorda molto un viaggio in agosto verso Barcola sui bus della linea 6: gomiti altrui nella milza e sudore appicicaticcio dal quale cerco di difendermi incastrando a caso svariati oggetti tra me ed il  mio vicino.

Stiviamo tutto, ma proprio tutto sulla teleferica, ampliando notevolmente la superficie di carico con alcune assi tarlate e di dubbia solidità: fortunatamente, alla fine, ogni cosa arriva sana e salva in cima.

A pomeriggio inoltrato io e Giusto seguiamo Yoghi (e suo figlio piccolo che ci accompagna trotterellando) verso il famoso buco da disostruire… “15 minuti dal rifugio” aveva detto Celly, mentendo spudoratamente per attirarmi nella trappola… il sentiero diviene man mano sempre più disagevole, inerpicandosi tra ripidissimi pendii erbosi e ghiaioni. Sudo e sbuffo, mentre il microscopico “Yoghi junior” corre spensierato su e giù per le massime pendenze, apparentemente senza sforzo.

Finalmente raggiungiamo la meta. L’aspetto dell’imbocco e la quantità di aria gelida in uscita millantano interminabili meati sotterranei, per cui inizio con entusiasmo i necessari lavori. Tutto va per il meglio, e dopo un oretta siamo ad un passo dall’entrare… Yoghi a questo punto, vista l’ora, propone con la più innocente naturalezza di ridiscendere al rifugio per cenare, ritornando su più tardi per finire il lavoro… una passeggiatina… lo guardo atterrito, con un misto di odio e curiosità, quindi faccio presente sia a lui che a Giusto che nemmeno la più luculliana delle cene potrebbe convincermi a subire altre due volte il percorso già fatto: vadano pure loro ad ingozzarsi, io rimango ad oltranza… alla fine si rassegnano, e Yoghi ordina panini via radio agli altri che, ben presto, dovrebbero raggiungerci. Si riprende il lavoro, e come previsto in breve si passa!

Dopo aver disgaggiato a pedate numerosi pietroni, scendo in arrampicata libera per raggiungere un terrazzino ben visibile qualche metro sotto di me: purtroppo si tratta del fondo della cavità, che a -6 chiude inesorabilmente con un bel pavimento di pietrisco liscio e compatto… e l’aria???? Scomparsa. Risalendo controllo attentamente ogni fessura, e a mezzo metro dall’imbocco la ritrovo: esce da alcune fratture laterali, generata da una ingannevole circolazione tra blocchi di frana. Peccato.

Yoghi alquanto depresso non si da pace… gli presto la mia tuta e scende anche lui a vedere; percepisce flebili correnti sul fondo, in buona parte frutto di una fede incrollabile nonchè pura disperazione, ma c’è ben poco da sperare. Beh, se non altro “missione compiuta”, quello che dovevamo fare è stato fatto, e bene anche… si rientra così alla base, dove Potle ci entusiasma con le mirabolanti descrizioni del nuovo buco che ha appena individuato sotto Forcella Vallone, abbindolandoci con foto e filmati che sembrano non lasciare dubbi sui risultati esplorativi dell’indomani… ahinoi, ma questa è un’altra storia.

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