FIRN – Discesa nel Pozzo "Vivo o Morto X"

Ci sono uscite che iniziano con oscuri presagi, uscite che vengono raccontate con timore attorno alle luci di bivacco, e che vengono tirate fuori regolarmente per rinnovare il voto di imbecillità di alcuni speleo… ecco, questa è una di quelle.

La sciroccata aveva sciolto tutta la neve caduta per il ponte dei morti e lasciato un velo che la temperatura aveva trasformato in solidissima placconata; condizioni ideali per salire al Firn e sperare di trovarlo aperto.
Grazie al sostegno del GSSG sabato mattina si parte in quattro; Seba, oramai veterano del Firn, Alex Psyco e Edo – grazie ragazzi!
A Sella ci incontriamo con Celly che, pur lavorando di domenica e non potendosi unire a noi per la punta, si offre di accompagnarci fino all’ingresso e dare supporto logistico – porta lui il Distox fino all’ingresso!
Il Patrol fa il suo dovere e ci parcheggia davanti al Gilberti, dove incontriamo Gino, Totò e compagnia reduci da un tentativo di raggiungere il DVP per proseguire le esplorazioni in zona “Conca dei Camosci”.
Dopo averli salutati saliamo verso sella Bila Pec, e già a tre quarti siamo costretti ad indossare i ramponi; tutti bene meno Alex, che avendo ricevuto in prestito ramponi di scarto della spedizione al Nanga Parbat del ’36 ha visibili difficoltà… e sherpa nei paraggi a cui rifilarlo non ce ne sono!

All'ingresso dell'abisso Firn
Superiamo rapidamente i traversi e la salita fino alle pareti dell’ Ursich, il pack di ghiaccio aiuta molto e intorno alle 11 siamo all’ingresso. Pur circondato di neve il Firn è bello aperto; saluti a Celly e rapido cambio d’abiti, per scoprire con orrore che sono senza dressler..! Dandomi dell’idiota inizio a delirare di risalire in “prusik” da meno 500,  poi Seba cavallerescamente si offre di cedermi la sua maniglia e aspettarci al Gilberti…
Ancora disorientato dal bel gesto scendo seguito da Edo e Alex, arriviamo rapidamente a meno 300 ed iniziamo a disgaggiare i massi in bilico sul terrazzino di “Vivo o Morto X”. Incredibilmente il lavoro prende poco tempo, e iniziamo a scendere rilevando la diaclasi che si mantiene di dimensioni ridotte, per poi aprire sotto a un traverso su un tiro verticale di una 60ina di metri; rinunciamo a scenderlo per mancanza di materiali – lasciati sopra – e tempo – povero Seba solo al Gilbo! Speriamo non sia impazzito… decidiamo di farci una minestrina prima di risalire e ovviamente se ne occupa Alex, cuoco patentato del gruppo; inizia splendidamente offrendo una zuppa di zucca coi finferli e una – non due, si badi bene – goccia di miele… prosegue malissimo però, rovesciandone metà, equamente distribuita fra i massi e i suoi baffi… prosegue poi mescolando la zuppa con il coltello, ignorando raffinatamente il cucchiaio. Non pago brucia la zuppa – istantaneamente, mistero come abbia fatto – e per concludere in bellezza rovescia il poco rimasto…
Medito di legarlo ad una pietra e piazzarlo in risorgiva a Bovec sott’acqua come rilevatore di finferli, ma Edo con uno sguardo mi invita a lasciarlo crescere ancora un pò prima di macellarlo. Saggio consiglio. Usciamo.

Il ritorno è allietato da refoli isterici di vento che nei passaggi sulle creste rischiano di farci rovinare a terra, ma viviamo ancora una notte per arrivare al Gilberti e trovare un Seba piuttosto incinghialito; siamo assai affamati e ci grazia con un risotto.
La notte trascorre orrenda per i due in Patrol, sballottolati dai refoli, terrificante per i due in tenda, risvegliati con regolarità dagli schiaffi del telo sbattuto dal vento. Non ancora soddisfatti, la mattina dopo troveremo ancora la voglia di battere zona… ma questa è un’altra storia..

Grazie a Edo per le foto ed al “San Giusto” per il prestito di validi esploratori – ma non del cuoco…

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