Bus de la Lum, trent’anni dopo…

Generazioni....

Qualche settimana fa, sfogliando una rivista di montagna, non ho potuto fare a meno di notare un trafiletto di argomento speleologico assai interessante: vi si annunciava che, dopo una lunga opera di disostruzione, il cunicolo di accesso al “Salone della Lanterna” al fondo del celeberrimo “Bus de la Lum” era nuovamente transitabile… Capperi, ho pensato….

Io ci sono stato lì sotto, nel 1984, con l’amico Orazio (Gianni Giurgiovich). Gitarella di piacere in giornata: eravamo scesi, io direttamente dal baratro e lui dal Pozzo dei Bellunesi”, incontrandoci poi sul fondo per un festeggiamento a base di spumante e scambiandoci di posto per la risalita (due grotte al prezzo di una…). All’epoca però, la “Sala della Lanterna” era poco più di un’oscura leggenda basata sulle testimonianze dei primi esploratori e situata, si narrava, in qualche punto del fondo sotto a svariati metri cubi di pietrame. Assolutamente irraggiungibile. Fu solo all’inizio degli anni novanta che venne effettivamente riaperta e riesplorata, ma il successivo crollo di tonnellate di detriti la relegò nuovamente nell’oblio per i successivi vent’anni. Fino ad oggi….

L’altra settimana ho quindi proposto a Giusto l’uscita, ottenendo entusiastica ed immediata adesione (poteva essere altrimenti?). Talmente entusiastica che invece di attendere le mie ferie di aprile come preventivato mi ritrovo il venerdì stesso imbarcato sul Patrol “giustesco” destinazione Pian del Cansiglio.

Breve colazione a base di caffellatte nell’unico locale aperto (…un consiglio? Bevi Amaro del Cansiglio!), rapida vestizione nell’area picnic e via verso l’ingresso in un silenzio irreale: sole primaverile e totale assenza di forme di vita a parte qualche cinguettio di volatile. Ottimo! L’altra volta sul fondo dell’abisso ero stato centrato da svariate monete (micidiali proiettili metallici, c’erano ancora le Lire) lanciate da turisti che verosimilmente avevano espresso il desiderio di far fuori uno speleo. Oggi non dovremmo correre rischi, e poi c’è la “crisi” per cui al massimo ci beccheremo qualche innocuo pezzo da cinque centesimi… si può fare.

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Eccoci all’imbocco del Pozzo dei Bellunesi” … Sfoggio tuta, caschetto e stivali nuovi di zecca in netto contrasto con lo speleo-usato-sicuro che contengono… la recinzione modello “Auschwitz” che proteggeva l’imbocco nell’84 è stata sostituita da una ben più estetica rete metallica verde. Notiamo subito una misteriosa maglia rapida con sagola appesa nel vuoto… armiamo a lato, sperando che non ci ostacoli troppo nella discesa, ma dopo qualche metro scopriamo che in realtà la grotta è già armata… probabilmente stanno ancora esplorando. Dopo qualche titubanza decidiamo di approfittare dell’ospitalità dei locali (che ricambieremo senz’altro ad una eventuale loro visita dalle nostre parti), ed abbandoniamo le nostre corde all’imbocco del pozzo. Le tempistiche si riducono di conseguenza, ed in pochi minuti di goduriosa discesa ci ritroviamo sul fondo a -180.

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I lavori di scavo effettuati sono impressionanti, tanto di cappello agli esecutori… superiamo pastini di detrito puntellati da improbabili materiali di svariato genere ed eccoci all’imbocco del salone… nel punto più angusto una violenta e costante corrente d’aria in entrata annuncia inequivocabilmente che le esplorazioni li sotto sono tutt’altro che concluse… Ci deliziamo entrambi alla vista del famoso cavernone, ma ancor di più dinanzi alle evidenti e ventose prosecuzioni in risalita… ne seguiamo una per un po’ ma poi lasciamo perdere, invidiando alquanto i legittimi fruitori del sito!

Tornati al cavernone scattiamo qualche foto col solo ausilio dei nostri nuovi impianti di illuminazione (collaudati oggi, con somma soddisfazione di entrambi devo ammettere…) e poi via verso l’esterno.

Saliamo rilassati, godendoci i notevoli panorami ipogei ed avendo cura tra una foto e l’altra di risistemare corde e materiali altrui esattamente come li avevamo trovati, obbligo imprescindibile in frangenti come questo.

All’esterno ancora il sole, temperature primaverili… mi sento sereno, penso al vecchio Orazio e alla nostra discesa di trent’anni fa, a com’ero, a come sono… è bello essere ancora qui, in compagnia di un amico fidato… e con un sacco di grotte ancora da fare!

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