Dimanche royale sur le Bâton Mignon

Settimane di tempo indecente e casini di ogni genere, una domenica “coi musi sui Musi”, solo il week end dei “Santi” sembrava regalare gli “ultimi” 3 giorni di tempo clemente prima di una nuova settimana funesta … e fu così che io e Potle dopo anni di assenza optammo per un rilassante giro in area Monte Croce Carnico nel giorno del Signore 2 di novembre anno domini 2014.
Dovevamo essere in più d’uno, ma alla fine alle 07.30 a Contovello ci siamo io e il buon Potle: ricetta magica. Rimbambiti dal sonno e rattristati per i malanni quotidiani volgiamo il nostro “silver stallion” verso la pianura friulana. Autostrada DESERTA, siamo SOLI: inspiegabile. Pensiamo a qualche catastrofe nucleare in atto di cui siamo gli unici non a conoscenza. Il sole sorge splendido ed il cielo è tersissimo: giornata unica. Cominciamo a variare il nostro umore ed inizio ad illustrare la mia semplice idea al mio compagno d’avventure: stavolta andiamo in un posto SENZA grotte catastate e SE qualcosa troveremo saremo sicuri si tratti di una nuova frontiera da esplorare. Mi guarda tra il sorpreso ed il sornione e mi irride: pensa che ho solo voglia di stare all’aperto e che il fattore speleo sia ridotto ai minimi termini, ma tentar non nuoce, in fondo per lui si tratta di una zona del Pal Piccolo completamente sconosciuta per cui la curiosità ha presto il sopravvento. Chiacchiera che ti chiacchiera passiamo Tolmezzo ed optiamo per una sana pausa caffè: Potle propone una “novità Paluce”, ma io rigido voglio rispettare il protocollo scaramantico e ci fermiamo al solito bar che ci ha accompagnati in tutte le uscite delle esplorazioni nella Voragine di Piano Macchi. Quando usciamo c’è una signora che bagna la rigogliosa siepe con un innaffiatoio e Potle la apostrafa gioviale con un “BRAVA! Bellissimo lavoro signora!”, lei rimane interdetta e sorride fissandoci mentre risaliamo in macchina. Mentre metto in moto mi giro e dico a Michele: “secondo me penserà che la pigliavi in giro”. Potle mi fissa con i suoi occhioni blu e risponde sincero : “l’ho pensato anch’io, ma ormai l’avevo già detto!”. Scoppiamo a ridere mentre accelero.

2014-11-02 pAL pICCOLO

Raggiungiamo il nuovo parcheggio e indossiamo gli scarponi. Che giornata estiva! 09.30: via! Mi sento bene oggi – passo veloce – ma Potle è a dir poco frenetico e mi stacca di brutto! Si giustifica dicendo che deve scaricare ”il nervo” del lavoro. Dopo un po’ si lascia raggiungere e finalmente dopo un’oretta di tranquillo sentiero siamo già in zona operazioni. Sul sentiero un topo ragno inerte sembra trapassato da qualche minuto (infarto?). Michele mi guarda e fa: ecco la prova che le radiazioni atomiche stanno iniziando a far effetto, visto perché non c’era nessuno in autostrada? Ridiamo come scemi. Passiamo i ruderi in muratura di alcuni ricoveri militari e poi ci fermiamo. Consultiamo la mappa e gli indico “HIC SUNT LEONES” quindi ci buttiamo “nel nulla” lui a sx del sentiero, io a dx. Passa una mezz’oretta, non si trova nulla, sul mio lato solo karren stupendi, ma pieni di terriccio ed erba, ingressi manco a pagarli … ad un tratto un “oooohhhooooo” spezza il silenzio: sull’altro lato Michele ha trovato una cavernetta di circa 7 metri e la sta rilevando … Niente di che, ma almeno si segna un punto. Gli urlo che provo a raggiungerlo e cambio direzione. Lo vedo sopra di me ma decido di risalire su per un canalone parallelo: magari c’è qualcos’altro mi dico. déjeuner réel Non lo avessi mai fatto: peno mezz’ora buona ad andar “controcorrente” sui mughi su una pendenza di circa 60°, mi graffio, bestemmio, sudo e non trovo nulla. Arrivo in cima e perdo contatto vocale con Michele. Bingo. Sono su un piccolo “pianoro/avvallamento” che fa da spalla al monte soprastante. Mughi ovunque. Davanti a me per fortuna intravedo un po’ d’aria nel verde, una specie di traccia/sentiero. Provo a raggiungerla. Quando manca un metro sprofondo in una buca nascosta dai mughi fino al petto: spacciato. Mi guardo attorno. Solo. Senza appigli. Con la testa che esce dal verde. Sembra una versione alpina delle sabbie mobili: rido da solo. Pazzia. Annaspando riesco a trovare degli appigli per un piede e a buttarmi in avanti: finalmente libero! Sono sulla traccia! Mi guardo indietro: di là non ci ripasso manco se mi pagano! Inizio ad urlare e sento Michele vicino a me. Mi raggiunge. Bagoliamo un po’ in una boscaglia di bassi faggi con splendidi campi solcati ed intravediamo un branco di camosci scappare: bellissimi. Grotte nulla. E’ ora di pranzo: BASTA! Apostrofo Michele: possiamo fare quello che vogliamo, ma io ora “o magno o svengo” per cui “se magna”. Michele candido risponde: ok, ma io non ho pranzo. Io ribatto: al solito, ma ho provveduto anche per te! Saliamo su quel montarozzo senza frasche e sul sole, poi decideremo il da farsi. Detto fatto, Michele però – più veloce – sale per primo e mi indica un pertugio nella vallecola sottostante che avevo già notato uscendo dalle “sabbiemughe” e che mi ripromettevo di guardare a stomaco pieno. Per farlo contento vado a vedere subito di che si tratta spiegandogli che l’avevo già notato etc … vedo subito che “va” suborizzontale, basta spostare un paio di pietroni all’ingresso, nulla di che. Una nuova scoperta sul Pal Piccolo Non sono però molto ottimista vista la posizione, potrebbe essere solo un karren/frattura ricoperta nella parte alta dai mughi … Dopo mangiato guarderemo meglio. Potle non resiste e scende a vedere, mentre io – stoico – salgo a mangiare. Mentre preparo il desco Michele sposta i pietroni e mugugnando sparisce nel buco. Sento ravanare un paio di minuti poi silenzio. Boh. Ho il sole in faccia, sono KO, devo rifocillarmi ed estraggo il ben di Dio che mi son portato appresso: formaggi francesi reduci dall’aperitif di domenica scorsa giunti nella valigia di Hanna direttamente da Paris. Guarnisco con chicchi d’uva, fichi secchi, datteri e pane ai semi su un bel pietrone bianco (la presentation!) ed inizio a tagliare a spicchi il “saint marcellin”. Passa qualche attimo ed esce Michele bofonchiando un “Eh Bravo Kubone! Complimenti! Te lo sentivi che oggi avremmo trovato qualcosa … eh già già già … gallerie, tunnel, bivi, tutto pulito …. ahahahah”. Non capisco. Non gli do troppo bado e lo richiamo al cibo. Vede quello che c’è da mangiare sul pietrone e rimane basito, poi sbotta “Siiiiiii, così si fa! Bisogna trattarsi bene! Vive la France! Eccheca… Lusso da Grotta Continuaaaa!”. Poi aggiunge: “Aspetta anch’io ho qualcosa!” Ravana nello zaino ed estrae 2 micro vasetti di miele di acacia ed eucalipto per accompagnare i formaggi che abbiamo. Ridiamo alle lacrime. Incredibile coincidenza! Sembra di essere ad un ristorante “gambero rosso”, un desco “reale”. Proprio una “dimanche royale sur le Bâton Mignon”. Mentre mangiamo cerco di capire di che grotta si tratti, ma Michele continua a menar il can per l’aia. Finiamo di mangiare TUTTO e scendiamo dal montarozzo. Ci cambiamo alla meno peggio ed entriamo perché Michele insiste a rilevare “così non ci pensiamo più”: entro per primo con giacca a vento e frontale (non ho equipaggiamento speleo!) e dopo un ingresso malagevole con un’aria pazzesca mi ritrovo accosciato in una condotta.

Nuove scoperte sul Pal Piccolo

Stupore. Proseguo e la condotta si alza. Poi un bivio a sx, uno a dx. proseguiamo dritti fino a una frana. Lì mi fermo bisogna strisciare e la mia schiena non è il massimo. Potle con caschetto e tuta si infila e prosegue ancora una decina di metri poi toppa. Non mi aspettavo una condotta … Iniziamo a rilevare, poi mi soffermo sull’aria: fa caldo, nella condotta non c’è aria. L’aria c’era all’inizio. Torniamo sui nostri passi rilevando e scopriamo che l’aria arriva dal cumulo detritico (sembra modesto) all’ingresso sotto i nostri piedi … ravanando probabilmente si passa come abbiamo già dovuto fare per entrate nella “Sala Marcinelle” a Piano Macchi. Usciamo puliti ed increduli: potrebbe essere una bella scoperta ed abbiamo rilevato condotte per una sessantina di metri … amazing.Un paio di autoscatti tragicomici per immortalare l’evento poi decidiamo che vale la pena dare un occhio in giro: ma come? Potle si butta nella pseudo traccia fra i mughi io provo un’altra via. Passano 5 minuti e da “dietro l’angolo” Michele mi chiama nuovamente. Non ci credo. Ritorno sui miei passi e lo raggiungo. Una nuova lotta infame coi mughi poi arrivo sotto una insignificante paretina. Lo trovo con un sorriso represso. Guardo dietro a lui: 2 fori semiquadrati a 5 metri l’uno dall’altro.

2014-11-02-16-11-16

Gli rispondo secco: embè? Sono 2 bunker, o meglio uno a “U” con doppia entrata, qui è pieno. Lui risponde serio che sono naturali. Rimango sorpreso dalla sua convinzione. Boh mi dico, mettiamo la luce, tu entra a sx io a dx, ci troviamo dentro. Partiamo. Appena entro mi accorgo che tutto è naturale, il pavimento immacolato, manco i camosci ci sono mai entrati. Una caverna alta un 4 metri larga altrettanto bella bella. Faccio 5 metri giro la testa a sx e vedo all’altezza della mia testa l’arrivo di una condotta cilindrica di 2 metri e mezzo di diametro che dopo una decina di metri sbuca dall’altra parte del montarozzo. Inizio ad urlare euforico e a correre verso la nuova uscita. Esco e vedo che a sx e dx ci sono altri ingressi che rientrano nella montagna. Mi fermo senza fiato. Michele mi raggiunge e conferma che anche la parte sx è fatta di condotte … Ci guardiamo ed iniziamo a sghignazzare: “PER FORTUNA CHE ALMENO BONNI OGGI E’ ANDATO IN GROTTA!!!!Ha fatto proprio bene a non venire a tentar la sorte con noi 2 in montagna, ahahaha!!” Ridiamo felici. Ben consci di aver trovato qualcosa di “importante”. Tunnel ! Tunnel !

2014 11 Pal Piccolo

Sono le 4 e mezzo passate. Dobbiamo pensare a come tornare indietro, non possiamo purtroppo né rilevare né esplorare. Tutta la zona va battuta con estrema attenzione per cui si deve ritornare e non si chiuderà in una volta sola probabilmente… Seguiamo la traccia tra i mughi e scendendo troviamo un altro pozzetto seminascosto da mughi tagliati e un occhio nero che ci guarda da una paretina poco distante… io faccio posizioni col mio GPS e non smettiamo di ridere. Potle è entusiasta ed anche io: ci complimentiamo a vicenda. Mentre torniamo indietro iniziamo ad avvertire gli incredibili effetti collaterali del pranzo francese sul nostro povero apparato dirigente: ridiamo alle lacrime. Robe da non credere. Raggiungiamo la macchina con il turbo che inizia a far buio. Decidiamo per una sosta volante per “birretta” alla folkloristica “Casetta in Canadà” poi dritti verso Trieste ascoltando i Doors a palla. Michele non resiste: deve dirlo a qualcuno! Si fa dare il mio cellulare e telefona a Pippo che sta lavorando. Gli dice tutto ridendo, ma il nostro buon amico – sapendo della nostra cialtronaggine – non vuole cascarci per cui si decide al volo per un debriefing alla fermata dell’autobus di Prosecco ore 19.20. Detto fatto. Siamo puntualissimi. Dopo un minuto arriva la 42. Pippo alla guida. Apre le porte e noi saliamo urlanti sorprendendo tutti i passeggeri. Estraiamo macchine fotografiche, smartphone, gps e snoccioliamo tutto in 5 minuti netti. Il tapino resta interdetto: non se lo aspettava. Complimenti di nuovo a tutti. Poi deve ripartire. Noi due rimaniamo alla fermata con davanti le giostre illuminate nella piazza del paese. Freddo cane. Michele mi invita a cena a casa sua ed io accetto molto volentieri. Appena entrati in casa arrivano anche Sara, Maria e Mattia che ci chiedono com’è andata, ci guardiamo e rispondiamo all’unisono “oggi è stata proprio una dimanche royale”.

 

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