Marcialonga!

“A sto punto dovemo andar a veder, e veloci… inoltre analizzando le foto me sembreria che fino alla spaccatura inferiore se rivi senza robe particolari… poi non so… servi corde trapano e fix…” .

Queste le parole che Kubo ci disse nel luglio del 2017 parlando di 3 finestre individuate in parete dopo una delle innumerevoli nonché pericolose uscite col caro Potle. Una coppia che sarebbe da dividere a priori senza se e senza ma. Sempre alla ricerca dell’ “El Dorado” delle grotte, fantasticando di correre attraverso gallerie enormi raggiungendo profondità stile Abkhazia con logistiche da Spa svedesi e fisioterapiste dell’est per rilassare bene i muscoli all’uscita….

El Dorado …

La realtà invece ci offre quasi sempre avvicinamenti tremendi con la schiena che si piega sotto il peso degli innumerevoli materiali ed arrampicate o calate dove il tuo nome diventa Jenga, con risultati che spesso non sono all’altezza delle aspettative. Nonostante il fatto che conosciamo benissimo la pericolosità dei due amigos, ogni volta ahimè ci caschiamo di nuovo sperando sia la volta buona… E così è accaduto anche stavolta: prima un’uscita con temporale che ha visto Kubo, Giusto e Giampi arrivare a circa 1950 all’inizio del canale, poi una seconda uscita con Giusto e Giampi da soli nella quale il canale è stato attrezzato e risalito con la complicazione di nevai estesi e ponti di ghiaccio insormontabili, guanti persi e un rinvio a data da destinare.

Il nevaio

E quella data arriva un bel venerdì 27 ottobre del 2017, quando Giusto mi convince a seguirlo in questa impresa in una bella giornata autunnale. Siamo al versante ovest del Monte Coglians, vicino al sentiero Spinotti che conduce sulla cresta verso il rifugio Marinelli. A tre quarti lo si abbandona verso la destra orografica ad una quota di circa 1850 mt e ci si infila in un bel canale ampio con svariati metri cubi di roccia poco stabile ma tutto sommato evitabile, e solo un passaggio di arrampicata di terzo grado evitato al ritorno con una doppia qualche decina di metri più in là (visto che su una parete c’è un invitante fix con tanto di anello).

Prima del canale

L’inizio del canale…

Arriviamo al punto dove si erano fermati la volta precedente, quasi 700 mt di dislivello sopra il rifugio Tolazzi e… sorpresa: il nevaio non esiste più!

Il nevaio non esiste più, purtroppo… non solo per aver portato inutilmente ramponi e picca ma soprattutto perché adesso salire su quel tratto di canale è molto più complicato vista la friabilità della roccia rimasta nuda. Solo guardando le foto si riesce a capire l’enorme differenza tra prima e ora… Ed è qui, a circa 1980 mt, che inizia quella che, di fatto, è una nuova via alpinistica che ci porterà fino alla terza finestra e che sicuramente richiamerà alpinisti da tutto il mondo per ripeterla… Messaggiandomi col gestore del rifugio Lambertenghi, ho scoperto che un tempo molto ma molto lontano quel canale era usato per andare in cima al Lastron del Lago, in un’epoca nella quale c’era sempre neve perenne. Oggi, nessuno vi si avvicina più perché troppo pericoloso e difficile… anzi per la precisione nessuno è mai più passato per di là da quando si è ritirato il nevaio.

Dopo una trentina di metri di facile arrampicata in libera troviamo il primo punto dove la corda è assolutamente necessaria: è un bel tratto verticale di quarto grado di circa 50 metri dove a metà si trova la prima finestra, totalmente cieca, che utilizziamo solo per ripararci da eventuali scariche di sassi.

Tiro di quarto

Tiro di quarto

La prima finestra

Questo tratto di roccia è buono e ci porta su di un ripiano dove si inizia nuovamente a salire solo camminando; forse il verbo “camminare” è un po’ esagerato, e le scariche di sassi purtroppo aumentano sempre più e sono scariche autonome. Più si sale e più il canale diventa instabile e stretto, tanto per ricordarci che comanda lui. Arriviamo poi dinanzi ad un altro tiro di corda sui 40 metri. ma stavolta di quinto grado superiore.

Tiro di quinto

Per fortuna abbiamo con noi più corde visto che anche la precedente l’abbiamo lasciata per poter scendere. Sorpassiamo anche la seconda finestra, che inesorabilmente chiude.

La seconda finestra

Le scariche aumentano sempre più, così come le domande che ognuno di noi in silenzio si pone (probabilmente sono le stesse, così come le bestemmie…). Le Alpi Carniche hanno una litologia variabile e molto complessa complicata da numerose faglie e sovrascorrimenti  frutto dell’orogenesi ercinica ed alpina. La facies carbonatica  è rappresentata in particolare dai calcari Devonici con fenomeni carsici ipogei anche di un certo rilievo come l’Abisso del Klondike, l’Abisso della Kloce e l’Abisso Livio Pastore, che formano un complesso di quasi 6 kilometri per ben 690 metri di profondità! Poi c’è l’Abisso degli Incubi, oltre a numerosi inghiottitoi. Questa zona è interessata da potenti  depositi  morenici che probabilmente hanno  celato e occluso molte delle cavità con ingresso a pozzo. Il bel tiro da 40 metri termina, ed oramai la finestra madre è molto ma molto vicina. Ci separano da lei solo una settantina di metri rinominati “Piria de Giare“ da dove cade giù di tutto, anche sulle nostre corde, ma di questo parliamo dopo…

la “Piria de Giare”…

Finalmente la terza ed ultima finestra è raggiunta; purtroppo anche il solo sfiorarla per entrarci la fa sgretolare. Buttandoci delle pietre queste rotolano per pochi metri, ma si capisce bene dal rumore come queste ne trascinino giù molte altre… Proviamo un paio di volte, ma il risultato è sempre lo stesso: calarsi vorrebbe dire molto probabilmente firmare la fine della nostra esistenza, magari solo per pochi miseri metri di nuova grotta… anche se così non fosse, decidiamo comunque di rinunciare.

La terza finestra

…da dentro la terza finestra

Scattiamo un paio di foto ed iniziamo nuovamente a scendere verso la prima corda doppia dove troviamo la “bella sorpresa”: qualche pietra deve aver centrato la corda che si è quasi totalmente tranciata a circa 5 metri dall’attacco in parete; riusciamo a recuperarla e fare il classico nodo, ma se si fosse spezzata del tutto avremmo avuto a disposizione solo 5 metri per scendere (avevamo con noi il trapano e fix a volontà, ma far doppie di 2,5 metri sarebbe stato alquanto scomodo!). Optiamo quindi per una ritirata veloce ma leggiadra, e nell’ultima doppia per un pelo non vengo investito dall’ennesima scarica di sassi.

…veloce ma leggiadro.

Il resto della discesa procede senza intoppi, e dopo quasi 10 ore siamo nuovamente alla macchina con meritatissima birra al rifugio Tolazzi, visto che è aperto. La via che abbiamo percorso è lunga 220 mt con la finestra sommitale a quota 2200 mt, 2 i tiri di corda, 1) 50 mt 4+, 2) 40 mt 5+, 1 passaggio di terzo. Roccia friabile, numerose scariche di sassi autonome, ambiente severo. Lasciati in loco 2 anelli sulle soste e numerosi fix. Da liberare. Se guardiamo all’eventuale risultato ottenuto possiamo gioire poco, 2 finestre sono chiuse e la terza impossibile da scendere ammesso che prosegua… La via è pericolosa e probabilmente non vedrà mai alcuna ripetizione nel futuro, ma alla fine si tratta sempre di esplorazione ed aver toccato rocce dove nessuno prima era arrivato è comunque una sensazione bellissima nonché una fantastica avventura (cit. Giusto). …Ah dimenticavo: abbiamo chiamato la via MARCIALONGA, un nome tutto da scoprire.

One thought on “Marcialonga!

  1. …Se qualcuno mi porta con l’elicottero all’imbocco della terza finestra, io me la esploro in tutta comodità. Un accordo con le pietre si trova sempre, sono molto meno testarde ed ottuse di tanta gente che conosco!

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