Scavando con Mila

Oggi intensa collaborazione col GTS… Mentre Gianni Benedetti si trova alla Grotta dei Cannelli col Potle per aiutarlo a completarne il rilievo, io salgo verso il Monte dei Pini con Mila ed una discreta quantità di materiali da scavo; Ajka, ovviamente, ci accompagna felice trotterellando ed annusando qua e là. “Tu che possiedi un Tirfor” – mi ha detto Gianni qualche giorno fa – “potresti per favore togliermi un paio di massi da uno scavo sopra Gropada, che mi impediscono di esplorare la sottostante cavità?”. Ed eccomi qua, servizievole come Wolf in Pulp Fiction, a risolvere il problema!

Giunti sullo scavo ci cambiamo e cerco inutilmente un albero per assicurare l’attrezzo… non che manchino alberi, per carità, solo che sono cresciuti ovunque meno che nel punto dove mi farebbe comodo averne uno. Non avendo tempo a sufficienza per attendere che cresca il giovane virgulto posizionato strategicamente sopra l’imbocco, mi tocca accontentarmi del suo fratellone piazzato poco più in là, già sapendo che le manovre saranno complicate…

Iniziamo col primo masso, che una volta tassellato ed agganciato viene su, seppure con qualche difficoltà. La logistica è la seguente: Mila al Tirfor, che smanetta con la leva seguendo le mie indicazioni, ed il sottoscritto a guidare i pietroni allontanandoli dalle varie asperità delle pareti tramite un enorme palanchino.

Mila all’opera


L’operazione va a buon fine e la ripetiamo svariate volte, non sempre con successo, sino ad eliminare tutti i massi. Mi occupo quindi di pietre e terriccio, svuotando con un secchio il fondo sino a rendere accessibile la sottostante prosecuzione. “Beh, il mio lavoro è finito” – dico a Mila – “lasciamo a Gianni l’onore di esplorare la prossima volta”. “Col cazzo!” risponde lei (a dire la verità, Mila si esprime in maniera estremamente più forbita oltre che prolissa, filosofando sul fatto che il buco in fondo lo ha trovato anche lei e adesso gradirebbe sapere senza ulteriori indugi se e come prosegue, ma il senso nudo e crudo del suo discorso, a mio modesto parere, viene perfettamente sintetizzato in quelle due semplici parole).

Io non me lo faccio ripetere due volte e mi infilo rapidamente nel foro, raggiungendo una stanzetta assai più infima di come sembrava guardandola da fuori… anzi, chiamarla stanzetta mi sembra assolutamente fuori luogo: è un orripilante cloaca che chiude senza speranza. Esco e comunico l’esito dell’esplorazione ad una depressa Mila, che comunque incassa abbastanza bene il colpo.

Pozzo a NW del Monte dei Pini – 3908VG


A questo punto, visto che a soli quattro metri di distanza dal nostro scavo è situato l’ingresso della 3908 VG, propongo di sfruttare la pesantissima attrezzatura che abbiamo trascinato sin qui per liberarne l’imbocco, che alcuni grossi massi ostruiscono ad un paio di metri di profondità. Mila risponde che Gianni ne sarebbe deliziato in quanto intende visitare la grotta, e quindi ci mettiamo all’opera.

Anche qui, ovviamente, non trovo un albero adatto e sono anche costretto ad utilizzare una carrucola per deviare il cavo d’acciaio del Tirfor… per questo motivo, e viste le dimensioni dei massi da spostare, stavolta non li porto fino all’esterno ma li utilizzo per costruire, poco sotto l’ingresso, una simpatica PIRAMIDE che ora incombe sull’imbocco del pozzo interno, ormai libero e transitabile. La grotta mi sembra molto interessante, un bel pozzo da 20 impostato su una larga frattura in una zona dove, a parte il vicino Pozzo di Gropada 54 VG, ci sono solo grottine infime e di scarso interesse… il rilievo è del 1950, ed è rimasta chiusa non si sa per quanti decenni… inoltre, mentre sto seduto sulla “piramide” scrutando nell’oscurità del pozzo, sento chiaramente la grotta “respirare”, il che è un ottimo segno e lo comunico a Mila aggiungendo che, quando Gianni la scenderà, mi piacerebbe esserci anch’io. Suggelliamo il patto con l’immancabile cichìn…




A questo punto ci dedichiamo lungamente ma senza alcun risultato alla ricerca dell’ingresso della vicina Grotta del Cervo 4885 VG, vera e propria ossessione di Gianni negli ultimi tempi, una cavità in cui sono sceso nel 1992 ma che in catasto risulta attualmente ostruita. Le vane ricerche ci portano sino ad una dolina dove ritrovo una vecchia conoscenza… un interessantissimo buco in una parete rocciosa, che avevo notato nel ’94 durante una battuta di zona… all’epoca era siglato GAG per cui non lo avevo toccato, ma ormai il tempo si è portato via la scritta (ed anche il gruppo che l’aveva apposta), per cui mentre lo osservo mi coglie istantaneamente una voglia insopprimibile di intraprenderne l’allargamento… Già so che me la toglierò assai presto!

TR1 – Una vecchia conoscenza…

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