3908VG – El Chupacuevas!

Sono passati alcuni mesi dall’ultima uscita, e mentre io mi sollazzavo in Francia scendendo con Ambra sotta la “Pyramide de Falicon” i miei allegri compagni non sono stati con le mani in mano ed hanno effettuato svariate discese nella grotta, cavandosela benissimo senza di me ed ottenendo alcuni risultati interessanti: Oltre ad incastrarsi orrendamente (come previsto) nella “Finestra Poco Allargata”, hanno armato e sceso un nuovo pozzo parallelo, il cui imbocco si apre nei pressi del terrazzino a metà del p.30.

Questo nuovo pozzo, udite udite, è lo stesso che la volta scorsa guardavo bramosamente da sotto mentre ero immerso nelle nebbie, e ciò vuol dire due cose: primo, che non è più necessario passare la finestra (poco allargata) per accedere al relativo pozzo (e ciò è bene); secondo, che l’aria che sentivamo da sotto era probabilmente un ingannevole ricircolo proveniente dal pozzo medesimo (e ciò è male, anzi malissimo!).

Inoltre è stato sceso il salto di cui l’ultima volta avevo finito di disostrure l’imbocco subito prima di uscire, e così facendo si è giunti a quella che è la massima profondità sinora raggiunta nell’abisso, ovvero -214 metri; purtroppo quest’ultimo pozzo chiude inesorabilmente in fessurine impenetrabili e prive di qualsiasi corrente d’aria.

Questa era la situazione al mio rientro in Italia…. che fare? I mesi sono volati, ed è ormai tempo di utilizzare mezzi straordinari al fine di capire una volta per tutte SE, QUANTO e soprattutto DOVE la grotta possa continuare, altrimenti è meglio finire il rilievo e mollare tutto… Decido quindi di mettere in campo l’arma finale, ovvero il nostro potente “Succhiagrotte”, costruito anni fa prendendo a modello quelli realizzati ed utilizzati dal mitico Giuliano Zanini, geniale ideatore del marchingegno.

Per chi non sapesse di cosa io stia parlando, preciserò che si tratta di un potentissimo aspiratore costituito da un elica da aeromodellismo costretta a ruotare all’interno di un tubo in pvc di quaranta centimetri di diametro, mossa dal motore a scoppio di un decespugliatore; il tutto viene ermeticamente applicato all’imbocco di una qualsiasi grotta, creando istantaneamente una forte depressione all’interno della stessa: questo costringe l’aria presente nelle parti eventualmente ancora inesplorate della cavità a fuoriuscire con particolare violenza, indicando con precisione la via da seguire per raggiungerle…

La pachidermica macchina organizzativa di grotta continua, agile quanto un ferro da stiro ed altrettanto perspicace, si è messa quindi in moto stimolata soprattutto dall’arrivo a Trieste di Julian d’Angiolillo, artista visuale e documentarista argentino che ci ha recentemente contattati dal suo paese d’origine per inserire il nostro gruppo in un documentario che sta girando… L’improvvisa iperattività del Baden, che si fa in quattro per coordinare gli impegni di tutti, alla fine ci permette di individuare una data precisa, e così ci ritroviamo in sette a percorrere finalmente il consueto sentiero verso la grotta, carichi stavolta delle più bizzarre attrezzature…

Lorenzo…

Io rimarrò felicemente all’esterno assieme all’immarcescibile Kubo (oramai ricoperto di muschio e licheni), con il compito di sistemare e manovrare la macchina infernale; Giusto, Baden, Lorenzo e Xenia scenderanno invece nell’abisso, posizionandosi in diversi punti strategici situati tra i 170 ed i 214 metri di profondità. Non avendo la possibilità di comunicare tra noi, abbiamo stabilito una precisa tabella con le tempistiche di accensione e spegnimento del CHUPACUEVAS, come lo ha brillantemente tradotto Julian…

…El Chupacuevas!


Sincronizziamo gli orologi come per una rapina in banca ed i quattro tapini partono finalmente verso il centro della terra. Dopo che l’ultimo è passato, io e Kubo iniziamo a sigillarli ermeticamente nella grotta con tavole, telo di Nylon e pietrame… Poi, dopo una doverosa attesa (non vorremmo risucchiare e sminuzzare qualche membro di Grotta Continua), posizioniamo il macchinario ed inizio a fare qualche esperimento fuori tabella per testare il tutto, sotto l’occhio attento degli obiettivi di Julian che se la sta godendo un casino… Il telo di plastica si appiattisce istantaneamente, schiacciato senza pietà dalla colonna d’aria esterna… I risultati sono eclatanti: dopo un minuto di aspirazione continua l’aria in uscita non ha ancora perso nulla in velocità, e quando rilasciamo l’acceleratore ed il motore si ferma, in una frazione di secondo si vede l’elica che si blocca e subito riparte in senso contrario, trascinata dall’assurda violenza del vento che rientra tumultuosamente nella grotta…

il rumore che si sente non è più quello del motore, che borbotta in folle in sottofondo, bensì il frastuono dell’elica che taglia l’aria impazzita… il fenomeno dura quasi quaranta secondi! Fantastico… ma per avere dati sulle parti ancora inesplorate dovremo attendere il ritorno dei quattro malcapitati, e sperare…

Inizia così una lunga e tediosa attesa intervallata da accensioni e spegnimenti della macchina negli orari predefiniti, durante la quale passano a visitarci alcuni altri membri del gruppo: Potle, Edox, Jager, Valerio con la figlioletta e Zdenka con Luna, nuova mascotte di GC.

Esperimenti…

Alla fine i nostri eroi uno ad uno tornano in superficie, portatori di ottime notizie: come sperato il Chupacuevas ha fatto piazza pulita di ogni ricircolo evidenziando l’unico punto buono! A -214 è stata confermata l’assenza totale di aria mentre tutte le correnti lungo il nuovo pozzo e la relativa finestra (poco allargata) sono istantaneamente cessate, ma sulla parete dell’ultimo stretto saltino (la stretta fessura ventosa dell’uscita del 25/5 con Kubo) il Baden ha fatto bingo individuando e filmando la bramata prosecuzione… una fessurina in parete, altrimenti invisibile, che allo spegnimento del macchinario ha smesso di soffiare ed ha iniziato ad aspirare con ingordigia per quasi trenta secondi continui…

La prosecuzione…

Ora sappiamo dove concentrare i nostri sforzi, e soprattutto non ci sono dubbi sul fatto che gli ambienti ancora inesplorati sono belli grandi… non resta che cambiarsi e raggiungere Skala per il meritato pasto caldo innaffiato da birra a volontà!

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