3908VG – Vivi o Morti?

Sembrava che dovessimo iniziare i lavori da un momento all’altro, ma gli impegni personali prima ed una serie ininterrotta di piogge torrenziali poi ci hanno impedito di farlo. Il meteo per tutto novembre è stato a dir poco orrendo, con piene eccezionali del Timavo concentrate verso la metà del mese… peccato che nessuno di noi sia riuscito a controllare in quell’occasione l’ingresso della nostra grotta, forse avremmo avuto uno stimolo in più… In ogni caso, a parte le deprimenti condizioni di lavoro all’interno della cavità dovute all’intenso stillicidio, cio che ci impedisce di organizzare l’uscita in periodi piovosi è più che altro la necessità oramai evidente di poter utilizzare il Succhiagrotte all’esterno per far circolare l’aria a meno duecento: sarebbero infatti sufficienti poche gocce di pioggia per riempire ed appesantire la leggera copertura in nylon che ha il compito di chiudere ermeticamente l’imbocco, facendola crollare all’interno della grotta… Comunque, complice un minimo di bel tempo, riusciamo finalmente ad organizzarci per domenica 15 dicembre.

Vista la necessità di comunicare con l’esterno per dirigere in tempo reale accensioni e spegnimenti dell’apparecchio, Kubo e Toni nel weekend precedente si sono eroicamente presi la briga di stendere un cavo telefonico sino a -200, ma hanno avuto una pessima sorpresa (si, noi siamo abbonati alle pessime sorprese): giunti infatti dopo alcune ore di indefesso lavoro sul ballatoio sopra l’ultimo salto da ottanta metri del pozzone, si sono ritrovati inspiegabilmente ansimanti… Kubo inoltre lamentava un forte mal di testa… non ci è voluto molto a capire che si era ripresentato, per la seconda volta, il vecchio ed oramai quasi dimenticato problema della carenza di ossigeno! (vedi uscita del 7/4). I due sono quindi stati costretti a risalire prudentemente in superficie, lasciando il lavoro per la domenica successiva.

E’ sotto questi pessimi auspici che partiamo, carichi come muli, verso la grotta ed una giornata esplorativa dall’esito assai incerto… siamo in otto, contando anche il buon Giuliano Zanini, caro amico di vecchia data che oggi ci accompagna e ci farà l’onore di gestire, assieme a Kubo, Edox e Jager, le operazione esterne di risucchio. La squadra che scenderà è invece composta da Celly, Toni, Marco e dal sottoscritto.

Preparativi

Stavolta ci portiamo dietro, oltre alla consueta e pesantissima attrezzatura da scavo e disostruzione, anche un esplosimetro, strumento che ci consentirà di tenere d’occhio l’effettiva concentrazione di ossigeno e l’eventuale presenza di altri gas all’interno della grotta: sinora, nelle due occasioni in cui il fastidioso fenomeno si è verificato ci si è potuti basare solamente sulle nostre sensazioni… è ora di avere qualche dato preciso! Purtroppo lo strumento non misura le percentuali di anidride carbonica, per cui oggi non potremo raccogliere questo dato altrettanto fondamentale.

Ci inabissiamo, consci che in breve l’apparato del Succhiagrotte ci sigillerà all’interno della grotta come una pietra tombale, ma non ce ne preoccupiamo: la chiusura non ha alcuna influenza sulla respirabilità dell’aria all’interno della cavità, anche se qualcuno non addetto ai lavori potrebbe pensare il contrario. Gli eventuali problemi, se si presenteranno, avranno ben altra origine… Giunti al “Gargoyle” Celly accende lo strumento e fa una prima lettura: l’ ossigeno è al 20,8%, tutto ok! Forse il problema che ha fatto fuggire i poveri Kubo e Toni una settimana fa si è già risolto com’era successo la prima volta… è un vero peccato che siano stati interrotti a metà dell’opera, perchè il cavo telefonico è piazzato veramente bene!

La situazione, però, sembra peggiorare man mano che scendiamo, e quando arrivo all’attacco del p.110 sento chiaramente che qualcosa non va… ho un evidente affanno, per nulla giustificato dagli scarsi sforzi fatti scendendo… Celly mi raggiunge poco dopo, preceduto stavolta dal fastidiosissimo cicalino d’allarme dello strumento: è un rumore assordante e continuo, dovuto ai valori fuori norma, che ci accompagnerà per tutto il resto della discesa… mi sembra di essere inseguito da una flotta di dischi volanti pieni di alieni incazzati… la carenza di ossigeno sta aumentando velocemente.

Quando raggiungiamo il famoso ballatoio dove i nostri poveri amici hanno dato forfait, i dati sono decisamente peggiorati… 17,7% di ossigeno.

E’ oramai chiaro che oggi non si scenderà a disostruire, ma Celly nutre ancora speranze sul fatto che, essendo il pozzone molto vasto, forse stiamo solamente attraversando una “bolla” di aria viziata, e più sotto la situazione potrebbe magari migliorare… io sono convinto del contrario, così alla fine viene deciso che, ormai che siamo qui, vale la pena di correre qualche rischio per verificare con lo strumento quale sia la teoria giusta, portando a casa qualche dato in più da scaricare nel computer…

Scende Celly, che gestisce oramai lo strumento come il Gollum con l’Anello, mentre io attendo sul ballatoio che Toni e Marco scendano i pochi metri che ci separano. Quando questo succede, il buon Celly è già del tutto scomparso nel pozzone e l’unico indizio della sua presenza è il maledetto cicalino che stride sempre più in basso con un sinistro lampeggiare rossastro…

La frittata è fatta… Celly non si è fermato al primo frazionamento ma ha continuato a scendere raggiungendo il secondo e poi il terzo. Lo chiamiamo preoccupati, lui non risponde… poi per fortuna ci parla, interrompendo manualmente l’allarme acustico dello strumento (che comunque dopo cinque secondi riprende inesorabilmente la sua tiritera) e fornendoci dati inquietanti… percentuale di ossigeno 17,3%… Lo esorto a tornare su quanto prima, ma non ce ne sarebbe affatto bisogno: ha capito da solo che la situazione, con una trentina abbondante di metri di pozzo da risalire sotto sforzo, non è per niente simpatica, ed inizia penosamente a darsi da fare.

Quando finalmente ci raggiunge, parecchio tempo dopo, è chiaro che non si trova in condizioni psicofisiche ottimali… Lo aiuto a raggiungere la sicurezza del ballatoio, tirandolo a me, e lo sorreggiamo mentre si siede. Quasi automaticamente estraggo il cellulare riuscendo a riprenderlo quando inizia faticosamente a raccontarci i suoi ultimi (per fortuna non in senso letterale) momenti…

E’ una testimonianza agghiacciante, che svela un pericolo mortale credo assolutamente inedito nell’ambito della speleologia locale… siamo a conoscenza, ovviamente, di problemi simili verificatisi in alcune specifiche grotte (guarda caso legato, nei singoli casi, alla presenza certa o presunta di corsi d’acqua sottarranei), ma si trattava, che io sappia, di disturbi di poco conto che, per quanto fastidiosi, non hanno comunque mai messo realmente in pericolo la vita di coloro che li hanno subiti… qui parliamo di un pozzo molto profondo nel quale speleologi ignari del fenomeno o con poca esperienza, potrebbero facilmente scendere sino a ritrovarsi nelle condizioni di non poter più risalire, con conseguenze facilmente immaginabili… Noi ora sappiamo con certezza che al manifestarsi di tali condizioni, peraltro individuabili già molto più in alto e senza bisogno di alcuno strumento, è del tutto inutile (oltre che sicuramente letale) tentare di raggiungere il fondo della cavità…



Intanto all’esterno…

Iniziamo così una lenta risalita verso la superficie, con Celly prudentemente situato tra Toni più in alto ed il sottoscritto sotto che chiude la fila. Marco ci ha preceduti con il sacco più pesante… Quando raggiungiamo il “Gargoyle” e quindi la normale quantità di ossigeno, il nostro compagno inizia a riprendersi assai velocemente, ed il resto della risalita è più rilassato… si ride e si scherza, anche se bisogna ammettere che nonostante le traversie sofferte non abbiamo mai smesso di farlo, beata ignoranza!

All’esterno i nostri compagni sono ansiosi di sapere le novità, ma solo quando ci ritroviamo comodamente seduti ad un tavolo del pub Skala, visionando i vari filmati dinanzi ad una sana birrozza, tutti realizzano pienamente la portata di ciò che abbiamo vissuto… scopriamo inoltre che mentre ci trovavamo all’interno della grotta, e più precisamente nella parte iniziale e più stretta del pozzo da 110 metri (abbiamo confrontato gli orari dei filmati per appurarlo), i nostri compagni all’esterno hanno effettuato qualche esperimento fuori programma (grazie, Zanini, Kubo, Edox e Jager!) mettendo in funzione abbastanza a lungo il Succhiagrotte ed ottenendo due dati assai significativi: noi, incredibilmente, non abbiamo percepito alcun movimento d’aria (e normalmente vi assicuro che non sarebbe stato così…) mentre loro all’imbocco hanno riscontrato, una volta spento il ventilatore, un rientro dell’aria assai più breve e meno violento rispetto alla volta scorsa… Insomma, per dirla con parole semplici, mancava all’appello un bel pezzo di grotta!

Lieto Fine da Skala…

Considerazioni finali:

Io non sono uno studioso del clima sotterraneo, né tale mi considero, per cui in queste righe mi limiterò a stilare una lista di quello che so per certo, di ciò che nella mia bovina ignoranza ipotizzo e soprattutto di tutte quelle cose delle quali, al momento, non so assolutamente nulla…

So per certo che:

  • L’aria all’interno della parte attualmente esplorata della grotta in condizioni normali, ovvero per la maggior parte dell’anno, si muove ed è perfettamente respirabile a qualsiasi profondità.
  • La grotta in alcuni periodi viene invasa quasi completamente (al di sotto dei 30 metri circa di profondità, ovvero all’incirca 380 metri sopra il livello del mare) da una massa d’aria povera d’ossigeno.
  • La percentuale di ossigeno in questi casi cala progressivamente man mano che si scende, ed il valore minimo che siamo riusciti a misurare è stato del 17,1% a circa 110 metri di profondità, ovvero all’incirca 300 metri sopra il livello del mare.
  • Esistono consistenti porzioni della grotta ancora da esplorare, la cui esistenza è stata confermata tramite il succhiagrotte, l’accesso alle quali è per ora rappresentato da una fessura da allargare a -200 circa (corrispondente all’incirca a 210 metri sopra il livello del mare). Nel corso dell’ultima esplorazione, in concomitanza col fenomeno della scarsità di ossigeno, queste porzioni di grotta sono misteriosamente in buona parte scomparse dalla rilevazione.
  • Potenzialmente potremmo riuscire a scendere ancora di circa altri 190 metri oltre il limite di profondità attualmente raggiunto (-214 metri, ovvero 196 metri sopra il livello del mare).

Ipotizzo che:

  • Il fenomeno si presenti solo in periodi di forti piogge e relative piene del Timavo. Non posso affermarlo con assoluta certezza perchè le uscite nella grotta sono state del tutto casuali, con intervalli tra una e l’altra anche di alcuni mesi, e non abbiamo mai pensato di effettuare delle osservazioni costanti e mirate. Ma le due occasioni in cui si è presentato il fenomeno sembrerebbero confermarlo.
  • L’aria povera d’ossigeno venga spinta all’interno della parte attualmente esplorata della cavità provenendo dal basso, ovvero dalle zone ancora inesplorate, considerato che la percentuale di ossigeno tende a diminuire costantemente man mano che si scende.
  • Il “motore” che muove queste masse d’aria sia rappresentato dall’innalzarsi del livello di acque sotterranee.
  • Le medesime acque sotterranee, innalzandosi, ad un certo punto chiudano qualche sifone inibendo da quel momento la circolazione d’aria nella grotta e soprattutto escludendo parti consistenti della stessa dal rilevamento tramite il succhiagrotte.

Non so:

  • Quale sia il fenomeno fisico o chimico che si mangia l’ossigeno in tali quantità.
  • Se nel fenomeno sia coinvolta anche la presenza di anidride carbonica, ed in che misura.
  • Se la percentuale di ossigeno continui a diminuire oltre il punto in cui ci siamo fermati, e fino a quali valori possa arrivare.
  • Se esista, nella parte ancora inesplorata della grotta, una zona in cui il fenomeno della scarsità di ossigeno (e/o della presenza di anidride carbonica) sia presente in maniera costante e non occasionale.

Questo è quanto, se ho sparato delle cazzate a livello scientifico (come è più che probabile) spero che chi ne sa più di me sull’argomento si dimostri benevolo nei miei confronti, e ci fornisca le proprie corrette osservazioni tramite i commenti all’articolo…

Noi nel frattempo, fiduciosi nei futuri risultati, attenderemo che la grotta torni agibile per continuare l’opera di allargamento sul fondo ed inseguire il nostro sogno, sempre più in profondità, nonostante la non più tenera età…

***********************************************************************

Ora non abbiamo più quella forza che negli anni passati muoveva terra e cielo, quello che siamo, siamo: temperamento di cuori eroici, resi deboli dal tempo e dal destino ma forti nella volontà di lottare, di cercare, di trovare e di non cedere”.

(dall’ Ulysses, di Alfred Tennyson)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.