Da Aurisina a Baita

Parte prima: mai vendere la pelle dell’orso…

Stavolta ad Aurisina siamo in otto: Giusto con l’amico Daniele, Edox, Toni, Lumo, Valerio, il sottoscritto e, dulcis in fundo, il sempre benvenuto Giuliano Zanini. Ci attende l’apertura dei nuovi e (si spera) interessanti meati sotterranei ad Aurisina. Non appena raggiunto l’ingresso della grotta, indossiamo le tute e la Squadra Disostruzioni parte, debitamente attrezzata, verso la vile strettoia che ci aveva fermati la volta scorsa…. l’operazione, anche se inizialmente funestata da un fastidioso inconveniente di carattere tecnico, viene portata a termine con successo. Soddisfatto del lavoro svolto, mi faccio da parte lasciando a chi sinora ha dovuto attendere all’esterno il gradito compito di esplorare: uno dopo l’altro i miei compagni si introducono nel pertugio sparendo alla vista, io ne approfitto per dare il pranzo ad Ajka. Passano interminabili minuti gravidi di speranze, ma i grufolamenti che continuo a percepire poco sotto non sono di buon auspicio… alla fine, eccoli ritornare in superficie: l’esplorazione si è fermata in una stanzetta poco oltre la strettoia, dove pare che la grotta finisca… tragedia!!!

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Scendo con Toni, e vado a controllare; effettivamente, l’aria filtra tra i massi del riempimento (tonnellate di detrito proveniente dall’esterno, che nessuno speleo sano di mente inizierebbe a smuovere) mentre un microscopico vano laterale non lascia speranza alcuna… Game Over, confermo mestamente una volta uscito, ma ho ancora un asso nella manica…

 

 

Intermezzo: alcuni giorni prima…

Tredici giorni di ferie… com’era prevedibile, è piovuto quasi sempre.

Cio nonostante, nei rari momenti di sole (chiamiamolo così anche se, in realtà, si trattava più che altro di una malsana luminescenza post-disastro nucleare) non mi sono fatto mancare scavi, battute di zona e discese in solitaria in alcune grotte dell’altipiano.

Mi trovo proprio in una di queste, alla base del pozzo d’accesso, e noto (ben evidenziato anche sul rilievo) un pozzetto secondario, uno di quei budelli orripilanti a fondo cieco che lo speleologo assennato si limita ad osservare prudentemente da fuori, con palese disgusto, lanciandovi pietruzze e sentenziando: “Boh, el stropa là…”

Anch’io, normalmente, avrei fatto altrettanto… ma in questo momento mi trovo in grave astinenza da grotte… un vuoto pauroso, dovuto ai troppi mesi di quasi inattività, che nemmeno i due altri pozzi già scesi oggi hanno potuto colmare… mi lascio quindi gioiosamente scivolare nel pertugio, che si restringe sempre più man mano che scendo. Una volta in piedi sul fondo, col resto del corpo strizzato tra le pareti, cerco di guadagnare un vuoto vagamente percepito con i calcagni… voglio abbassarmi il più possibile, giusto per poter girare la testa liberamente e controllare se c’è qualche possibilità di prosecuzione orizzontale. Infilo uno stivale, poi l’altro, poi tutta la gamba sinistra e parte della destra… inaspettatamente largo?!? Ancora non vedo nulla, ma ho una sensazione strana alle spalle roba tipo X-Files, come i cani che percepiscono l’imminenza dei terremoti, o Edox quando fiuta femmine sessualmente disponibili entro un raggio di cento miglia nautiche… Mi volto faticosamente, ritrovandomi ancorato con il ginocchio destro sull’orlo di un bel salto apparentemente non arrampicabile, fondo circa tre metri… non molto, ma sufficiente a dare lavoro al soccorso speleologico se dovessi cadere… “Ma non era cieco, il cazzo di pozzetto?!?” farfuglio annaspando sulla calcite e riguadagnando la salvezza nel budello concrezionato. Purtroppo sono consapevole che la corda sistemata sul pozzo d’accesso non è tanto lunga da poter assecondare le mie esigenze esplorative… dovrò tornare.

 

 

Parte seconda: Rivincita!

Racconto il suddetto episodio ai miei compagni in quel di Aurisina, e propongo un immediato trasferimento in zona Baita per scendere l’inesplorato saltino: Edox, Giusto e Daniele, liberi solo mezza giornata, ci stanno lasciando per ricongiungersi con mogli, amanti, figliolanze e quant’altro, ma Toni, Lumo, Valerio e Giuliano accettano con entusiasmo la proposta… non che ci si aspetti grandi cose, visto l’andazzo, ma sembra comunque una maniera simpatica di concludere la giornata.

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Ci vuole poco a raggiungere il pittoresco ingresso della grotta (saliamo in Land direttamente in tuta e caschetto…). Giuliano ci attenderà all’esterno con Ajka. Toni arma, sfruttando i fix che ho messo pochi giorni prima. Una volta riuniti sul fondo, ridiscendo l’odioso pozzetto, trovo un attacco naturale per la corda, ed in men che non si dica mi ritrovo, dopo aver frazionato, alla base del nuovo salto. Mi raggiungono Toni e Lumo. Anche Valerio riesce a passare, nonostante il dito rotto ed ingessato… a dispetto di ogni logica previsione, la grotta sembra continuare! Un pertugio triangolare senza alcun segno visibile di precedente passaggio umano si allarga sul buio… iniziamo a farci i complimenti, tipo all’ingresso del Miela: “Prego, passi pure” “Ma no, si figuri! Dopo di lei…”. Alla fine li convinco a sorpassarmi, e Toni parte come un segugio, seguito dagli altri. Visitiamo una serie di salette, bianche, pulite e concrezionate, col pavimento perfettamente piano in gran parte cosparso di pisoliti grezze e con un bel bacino d’acqua… Quando ormai ci siamo convinti di essere i primi a vedere quei luoghi, ecco la fatidica SCRITTA!!!

“Gruppo Montasio”, recitano i caratteri a nerofumo, con a fianco alcune iniziali di nomi (S.F. – D.C.)…. non c’è alcuna data, ma sappiamo che si tratta di un gruppo che ha operato sul Carso tra il 1946 ed il 1952. E’ plausibile che nessun altro, dopo i primi esploratori, abbia raggiunto quella stanza… così setacciamo ogni anfratto. Ad un certo punto, Toni attira la mia attenzione su una FESSURINA apparentemente poco invitante: ci ficco la testa, e sento una notevole corrente d’aria in entrata che mi accarezza le orecchie… infilo un braccio sin dove è possibile, e lascio cadere un sassolino: rimbombi inquietanti accompagnano la caduta, indicando un pozzo di almeno una quindicina di metri… se i primi esploratori l’hanno notato, sicuramente non disponevano dei mezzi per renderlo accessibile… noi si!

Torniamo felici all’esterno, per informare Giuliano delle novità. Lo troviamo che si scalda dinanzi ad un fuocherello, con Ajka che saluta festosa il nostro ritorno. Non si è annoiato affatto, ed ha pure trovato un pozzetto non catastato a pochi metri di distanza… Ormai è buio, e ci prepariamo veloci per il ritorno. La prossima volta c’è molto da fare!

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Un commento riguardo “Da Aurisina a Baita

  1. Valerio

    E già….gran bella giornata con finale a sorpresa…..e la mia prima volta in corda sooooloooo…..e col dito rotto…ahahahah…che figata :)))

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