Hrušica, Slovenia.

Sceso ma solo parzialmente il Hrušiške ponikve 1690 S (ex 3035 VG).

Baldanzosamente partiti in 8 alla volta dell’inghiottitoio, ci cambiamo nell’amena vallecola trasformandoci in Circo Barnum Sotterraneo tra cui spiccano un paio di fessi in PEDULE E CALZE DI COTONE e un’ingenua pulzella in PASSAMONTAGNA e TERLISS DA CARSO…. ahi ahi.
Il torrente si inabissa nel p.11 d’ingresso trasportando deliziosi iceberg in miniatura e la temperatura dell’acqua è quindi molto ma molto prossima allo zero; l’aria invece, fiera di non subire le limitazioni imposte da madre natura alla sorellina, si spinge allegramente a -2.
Mi calo armando, ed a metà pozzo inizio un amplesso peraltro assolutamente non desiderato con la cascata. Giunto al fondo, sputando ghiaccioli, cerco ovviamente di spingermi di lato ma il mio piede sfonda la banchisa polare ed affonda sino al ginocchio nell’acqua sottostante. Annaspo creando numerosi  fori per foche e pinguini, e finalmente raggiungo la riva alla quale rischio, bagnato, di aderire per sempre. Gli altri fanno via via la stessa fine mentre io, percorso l’infido cornicione di ghiaccio posto esattamente sotto la cascata, raggiungo, spezzando a capocciate numerose concrezioni glaciali, il secondo salto. Lo scendo e arrampico (sempre su ghiaccio) per raggiungere un lontanissimo fix, quindi scendo ancora e finisco di nuovo sotto cascata. Finalmente raggiunto anche questo fondo dopo impari lotta con le forze della natura, ricevo due brutte notizie: la prima me la da Celly informandomi che Giusto, Lara e Lumo escono (probabilmente per recarsi ai Caraibi, penso invidioso). La seconda la scopro da solo: la prosecuzione passa ovviamente sotto la cascata da cui sono appena fuggito.
Cerco di passare veloce, ma il muro d’acqua mi colpisce attraversando la traspirante come carta velina, staziona brevemente nelle mutande e quindi si accumula (leggermente riscaldato a mie spese) nei trombini. Mi fermo a mangiare una barretta energetica onde rimandare l’assideramento di qualche minuto e attendo paziente di trasformarmi in statua.
Mi raggiungono gli altri, siamo in cinque. Stefanin e Silvia si ricordano improvvisamente di un impegno urgente, dileguandosi all’istante. Siamo in tre.
Caio è violaceo e si strizza i calzini; sostiene di essersi finalmente ricordato perchè vent’anni fa aveva mollato la speleologia. Scendiamo ancora, pozzetto, traverso, vasca, Celly bestemmia ma il fragore dell’acqua non ci permette di apprezzare appieno la sua inventiva in materia.
Siamo a -50, sopra un salto e facciamo il punto: Caio opta per uscire, io e Celly siamo molto indecisi (ormai siamo arrivati qui…). Poi la temperatura ci ispira improvvisamente (sarà stata la breve sosta?) e si torna fuori, ma non prima di aver fatto alcune foto alla base del pozzo d’accesso delle quali ricorderò per sempre le frasi di Celly-fotografo nel turbine di aria simil-azoto liquido: “Caio, te pol andar un poco più a destra? No, cussi no va ben… ecco… no, te dovessi spostarte un poco in basso… mmmhh…” click  “Cazzo, dovemo rifarla, ve se mossi”  click   “Orca, dovemo far ancora una, eh, sta macchina…”  click  “El Mastrel la ga brusada, no ve secca rimetterve dove che ieri? (ovvero sotto l’acqua)”  click  “Caio, no sta rabiarte ma te dovessi proprio…”  ed è qui che viene amichevolmente mandato affanculo dall’amico del cuore. Lunghi, lunghissimi minuti passano. Caio risale ma, giunto all’esterno, non riesce a rimettere il deviatore che gli altri, amorevolmente, avevano posizionato uscendo per risparmiarci almeno un po’ d’acqua… “Bon, no sta bazilar, va fora me rangio” balbetto palpando desideroso la corda completamente ricoperta di curiosi cristalli…
Altra doccia veramente micidiale sotto la cascata e finalmente l’esterno (ma non il caldo). Caio fugge in macchina giurando vendetta, Celly ormai monco delle dita mi segue a ruota ma poi quasi non riesce a svitare l’ultimo fix e giura di capire solo ora quelli che muoiono assiderati sugli ottomila! Poi finalmente auto – vestiti – gostilna – birrette (in quest’ordine). Silvia e Stefanin ci accolgono sorridenti, hanno fatto una passeggiata nei dintorni, gli altri bastardi sono ormai già da ore al caldo e ci sbeffeggiano telefonicamente.
Potra sembrare strano, ma ci siamo comunque divertiti! Ed ora sappiamo che l’unico modo di scendere in quella grotta è con una buona PVC, possibilmente durante una terrificante siccità estiva… Si sono congelati in data odierna in quel di Hrušica i disgraziatissimi Celly, Giusto, Lara, Lumo, Stefanin, Silvia, Caio e lo scrivente Pippo.

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