Canin, Abisso "Firn", seconda uscita.

Dopo aver ricevuto la notizia che durante una “passeggiata” sul nevaio del Canin il buon Potle ed RR avevano  individuato a quota importante un foro che al profondimetro batteva parecchi metri, l’entusiasmo era grande. Qualche giorno dopo, assieme a Kubo, ne avevano sceso le prime decine di metri e valutato il salto in un pozzo da chilo… iniziava per noi la frenesia esplorativa!Così, nonostante le previsioni meteo sconsigliassero una gita in Canin, specie sotto a un colatoio del nevaio, venerdì 26 agosto sul tardi partiamo per Sella io, Tony, Det e Budel (special guest – passaggio a scrocco per lui !). Leggeri come al solito, trapano-sacchetta-anelli-palanchino-corde, un bel carico da distribuire in tre; del resto Budel, in quanto anziano del gruppo, non accetta compromessi. La pista ci sussurra delle comodità del Julia a Sella, ma la salita vale la pena solo per il cielo stellato, la buona compagnia, e l’incontro con Cavia e Gino della CGEB di ritorno dal campo estivo al DVP. Chiacchieriamo un po’ e poi in branda, la sveglia è alle 6 e mezza. Dopo il solito balletto organizzativo di zaini, colazione e materiali ci alziamo a Sella Bila Pec per poi seguire il sentiero che taglia in costa i primi contrafforti del Canin e sale alla cima. Ci perdiamo un po’ a cercare gli ometti rocciosi lasciati per indicare la via, ma tra qualche simpatica scivolata sul ghiaione ed emozionanti sbilanciamenti dello zaino – yuhuu! – arriviamo sul nevaio. Saltando poi di roccia in roccia individuiamo anche l’ingresso della prima grotta in esplorazione in Canin di “Grotta Continua”!L’abisso – perché oramai ha tutto il diritto di chiamarsi così – si apre all’estremo orientale del ghiacciaio del Canin, sotto a cima Ursich e all’omonima sella.  Ci caliamo dopo una veloce modifica dell’armo che solo due settimane prima comprendeva uno scivolo tra roccia e neve ricristallizzata (“Firn”, da cui il nome dell’abisso), ora pressoché scomparsa. Mettiamo i primi fix ma all’improvviso inizia a piovere; Tony dall’esterno ci comunica che si è già formato un torrente che si getta nella grotta e trascina anche pietrame. Sotto è un parco acquatico, in più la nebulizzazione ci toglie visuale; proviamo a scendere ancora ma siamo fradici e oltre non migliora. Usciamo con la pioggia e senza cambiarci corriamo al Gilbo. Un caffèlatte caldo aiuta a riprendersi, ritroviamo Budel per una chiacchierata e dopo aver discusso su previsioni meteo, possibilità e rischi vari decidiamo – dopo una devastante partita a gnagno a punti che Tony domina – di andare a dormire, svegliarci alle 22 e decidere se andare o meno. Il sottotetto del Gilbo è comodo e silenzioso, e ci culla in sonni calcarei.

Ci svegliamo con le stelle, e in effetti è sereno e ha smesso di piovere; disgraziatamente la roba era talmente fradicia che le ore di caldaia al Gilbo l’hanno reso poco meno che umida. Nessun problema, semo òmini o picarini!? Ricarichiamo gli zaini e a mezzanotte siamo all’ingresso del buco; c’è ancora acqua ma è ridotta ormai a stillicidio regolare, quindi dopo aver indossato chi il guscio e chi il piumino, si va.

Scendiamo nuovamente dopo aver modificato l’armo e atterriamo in un arrivo di tre diverse condotte d’acqua; un masso inclinato alto 4 metri ci fa da ombrello. Ci buttiamo sul salto successivo, un 40 che però continua su un vuoto che non riusciamo a valutare… poi scendendo si svela per un 90 scavato e tutt’ora battuto dall’acqua. La situazione si fa sempre più bagnata, e armare a pendoli serve a non docciarsi ma non ci fa certo scendere asciutti. Det stoicamente continua a scrivere sul blocco da rilievo oramai fradicio le battute, Tony continua a tenere il Distox come fosse una sacra reliquia (gli abbiamo  spiegato cosa gli avrebbe potuto fare Pippo in caso di perdita). La base del 90 è ancora un terrazzino di crollo che si apre su un ulteriore vuoto di probabili 100 metri; la voglia di scenderlo è tantissima, ma siamo esausti, bagnati e abbiamo già incassato il risultato sperato: torniamo a casa con il rilievo.

La salita è veloce, ci scaldiamo per bene e alle 5 del mattino di domenica siamo fuori; chi può si cambia e chi non può batte brocche mestamente, ma siamo tutti accumunati dalla piacevolissima sensazione di ghiaccio alle estremità; scarponi e calze sono oramai composte per il 70% di acqua. Torniamo al Gilbo e aspettiamo le 8 e mezza per prendere la prima funivia verso valle, salutiamo Budel al Julia e lo aggiorniamo. Tornato a casa, nonostante ci siano 30 gradi fuori, festeggio con una bella doccia calda…

si ringrazia lo sponsor Asport’s Mountain Equipment

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