Ponikve v Jezerini: moriremo tutti ….

E’ una domenica uggiosa, la primavera si fa desiderare, tempo freddo e minaccia pioggia … ideona: si va a fare un inghiottitoio in Slovenia!

Con lo spirito di deliberata autodistruzione e fatalismo che contraddistingue lo speleo medio, sotto la guida esperta di Pippo ci ritroviamo così ben in 7 a condividere un comune destino. Io, Giusto e Pippo alle 09.30 raccattiamo del magro materiale a casa del fortunato Celly (che lavora e quindi è assente giustificato) poi al TUŠ di Kozina ci incontriamo con i 4 dell’Ave Maria: Zdenka, Bonni, Edox e Phil. Subito veniamo tacciati di ritardo e di mancanza di fede dall’unica femmina del gruppo che a scanso di equivoci sulle sue intenzioni bellicose si è presentata all’appuntamento vestita già di sottuta e TUTA.

Il tempo è veramente triste: borino scuro, freddo, nuvole dappertutto… Ci si guarda tutti con un  punto interrogativo sul volto, poi Pippo inizia ad enunciare le possibili destinazioni frutto di un certosino lavoro di ricerca nei suoi database (degni della biblioteca di Malachia nel romanzo “Il Nome della Rosa” ). Zdenka lo lascia finire poi lo sega in mezzo al piazzale sottolineando che tutte le destinazioni scelte sono verosimilmente impercorribili vista la quantità d’acqua delle ultime settimane dovuta a disgelo e pioggia. Silenzio. Poi al grido di “menefrego” decidiamo per un sopralluogo al Ponikve v Jezerini 4584 S (Inghiottitoio di Obrovo, ex 3018 VG) dove NESSUNO di noi ha mai messo piede. Decidiamo per caso di aggregarci in 2 sole jeep (il panfilo di Edox e il Range Pippesco) e via!

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Dopo pochi chilometri e qualche titubanza stradale imbocchiamo uno sterrato alquanto fangoso e accidentato (per fortuna abbiamo scelto le jeep…) che ci conduce in una splendida piana circondata da colline con al centro un edificio abbandonato di grosse dimensioni che Pippo asserisce essere una FABBRICA di non si sa che. Io eccepisco dicendo che se per raggiungerla serve uno sterrato FORSE – se di fabbrica si trattava – produceva tuttalpiù galline o vacche, ma vengo zittito ed irriso. Il mistero perciò rimane …

Raggiungiamo il bordo di un grande prato e parcheggiamo: il GPS ci dice che siamo a pochi metri dalla meta. Usciamo dalle auto e proseguiamo a piedi per raggiungere il fondo della depressione. Gorgoglio d’acqua: c’è un torrente. Le previsioni di Zdenka sembrano azzeccate. Davanti agli occhi ci si para un bel laghetto che occupa tutta la depressione. Dov’è l’ingresso?! Guadiamo il torrente ed imbocchiamo il letto completamente asciutto di quello che sembra un altro “fiumiciattolo” laterale al primo. 2013-03-17 11.06.59Qualche decina di metri e sotto una parete verticale troviamo l’imbocco dell’inghiottitoio. Siamo tutti dubbiosi. E’ strano. Tutto secco. L’acqua c’è, ma nel “laghetto” che sembra frutto di un sinkhole recentissimo … boh. Il laghetto si sta riempiendo e poi tracimerà nella grotta? Rimarrà tutto stabile così com’è? C’è stato un cambio improvviso della geologia del luogo e l’acqua ce la ritroveremo sulla testa a metà grotta? Molte domande e nessuna risposta. L’unica cosa che sappiamo è che “verso sera” dovrebbe iniziare a piovere quindi qualsiasi cosa si faccia la faremo con ampio margine di sicurezza (del tipo tutti fuori entro le 17.00 max).Torniamo ai mezzi felici (ed inquieti) di poter entrare e scatta la prima vittima: Edox spera di emulare il Messia, ma NON gli riesce di camminare sulle acque e si bagna completamente l’UNICO paio di calze che indossa. Caritatevolmente (e per fortuna) ho un paio di calzettoni di riserva e salvo il tapino. Cambio d’abito alquanto rapido sotto un timido sole percorso da nuvole e alle 11.00 entriamo. Siccome non siamo mai stati là abbiamo anche furbescamente lasciato a casa i rilievi, che cmq risalirebbero al 2000 Grotte e a Walter Maucci … (e bravo Malachia …) per cui NON SAPPIAMO CHE CI ASPETTA.

In esplorazione! Figo! Il primo tratto di meandro-galleria fa ben sperare: grotta pulita e calda con pareti levigatissime e florilegi di fossili in evidenza. Poi subito un sifone asciutto ci costringe a “spanciare” per proseguire nell’ampia galleria successiva. Dappertutto rami, foglie e tronchi incastrati sul soffitto: quando l’acqua arriva qui non c’è scampo, si riempie completamente e di brutto anche. Il pensiero corre al laghetto esterno alimentato dal torrente… si sta riempiendo o che?! Boh, meglio non pensarci. Per esorcizzare il momento inizio a profetizzare “moriremo tutti” e poi guardo i compagni d’avventura con sguardo beffardo. Qualcuno mi manda a c… qualcun altro inizia a recitare in simil – francese je suis prisonnieeeerrrr, aiutèèèèè aiutèèèèè” ed iniziamo a scattare foto. Apostrofo nuovamente i miei amici: “Bene! E’ così che vi voglio. Talmente ignoranti da non avere paura!” poi proseguiamo in un clima molto rilassato.

Condotta-Obrovo

Passati un altro paio di passaggi bassi si arriva ad un bivio. Scegliamo per quello di sx in discesa. Pippo e Giusto davanti a Zdenka iniziano a scavare in un ghiaione che sembra occludere una risalita. Rumore di ghiaia in un cantiere edile: rivedo le scene degli scavi inversi in Pal Piccolo ed alla Virgilio. Alzo gli occhi al cielo: so già cosa mi aspetta. Dopo una decina di minuti Giusto si infila e ravana nel ghiaione.  Sulla dx trova una catena ancorata con fix. La usa, si tira e dimena come un’anguilla, poi passa. Segue Pippo. Si arriva in una caverna. Salire tutti! Mi butto anch’io di pancia faccia avanti. Sgarfo nel ghiaione cercando di spingere con i piedi ma resto sempre fermo muovendo masse enormi di ghiaia sotto di me: mi sembra di percorrere una scala mobile in senso contrario. Frustrazione. Gli altri sghignazzano. Sudo tantissimo, poi un po’ alla volta progredisco sfidando la legge di gravità aiutandomi anche con la catena. Insulto i 2 esploratori quando scopro che la stanza è cieca e nel contempo mi accorgo che mi sono lordato completamente nel ghiaioncino (Pippo asserisce essere sabbia ed è in parte vero… però io penso che eravamo entrati freschi di lavanderia in un inghiottitoio e che quindi avevo la ragionevole aspettativa di rimanere alquanto pulito… oscuri presagi mi avvolgono).

Fossili-Obrovo

Il ritorno in discesa è alquanto divertente (scatta lo scherzone con occultamento di 2 pietre rotonde selezionate da Bonni fra milioni di altre uguali) e ritorniamo indietro al bivio. Si gira a sinistra. Pippo parte in pole e si attiva sfruttando poteri pari a Daniel Kish “l’uomo pipistrello”: con piccoli schiocchi della lingua (flash sonar) esamina il meandro-condotta davanti a se e procede spedito. Ambienti più sacrificati ci costringono a più di qualche evoluzione. Pareti liscie e uno straterello di limo bagnato contribuiscono ad inzupparci e a lordarci (e doveva essere un’uscita pulita…). Un paio di saltini in corda ed un paio di arrampicate esoteriche ci portano ad una diaclasi impostata a 30 gradi con il fondo melmoso e una bella pozzanghera d’acqua. Edox lascia un braccio sull’ultima arrampicata e complice Phil privo di trombini si ferma sornione ad aspettarci (no ne ga miga ordinà el dotor… no?!). I 5 intrepidi invece si gettano con foga nella melma e “vanno avanti”. Mentre striscio a terra rinvengo per la terza volta in 3 ore scarse un esemplare di “Trechini” a 5 cm dal mio viso. Titubante penso ad Andrea Colla mio mentore Biospeleologo. Lo catturo? Sì? No? Alla fine un po’ dubbioso riesco a catturarlo e procedo. La condotta-galleria si apre e si imposta su un laminatoio MOLTO inclinato e liscio con limo… roba da circo. Con attenzione scendiamo tutti pensando al nostro adorato Celly in un frangente simile e raggiungiamo il fondo. Qui narro agli altri la mia cattura “per la scienza”. Vengo insultato da Zdenka, e mi incupisco, poi ci pensa Pippo a ricordarmi quale vita di m… fa già questo animale in un ambiente così ostile su cui mi accanisco anche io con la “cattura”. Non parlo più. Guardiamo l’orologio: è ora di ritornare fuori prima che piova. Al punto dove ho raccolto l’animaletto mi fermo, riapro la scatolina e lo libero esattamente dove l’avevo raccolto: ci guardiamo un attimo, mi sembra di percepire un “grazie amico” seguito da un “ ma vaff…” poi il coleotterino sparisce in un batter d’occhio. Mi sento meglio, la scienza potrà farne senz’altro a meno.

Acuta nota d’organo tragica: si deve risalire lo scivolo limoso, liscio ed inclinatissimo appena sceso. Sono l’ultimo. Tutti ridono e scherzano sul “passaggino” bastardo che si trova a metà del percorso. Passano tutti con vari stili. Arrivo io. Sono su una mini cengia da dove si deve fare un passo di circa un metro per “riprendere” la salita. Non ci sono appigli. Provo con il piede destro: no. Penso al ginocchio: no. Provo con l’altro: no. Idea: piede sinistro! Giusto mi guarda da un metro un po’ in ansia. Lo rassicuro: “moriremo tutttti”. Poi faccio forza sul piede sinistro. Mi alzo una ventina di centimetri, poi perdo la presa e vado giù “al rallenty”. Sparisco dalla vista dei compagni che si lasciano scappare un “Nooooo!!” preoccupatissimo. Poi vedono spuntare di nuovo la mia mano e il capoccione arancione. Non mi sono fatto nulla, mi sono solo adagiato sulla cengia e mi rimetto subito in pedi sghignazzando beffardo: ci siete cascati eh?!?! Mi becco un “vaffa” e Giusto stavolta mi porge una mano cui mi aggrappo volentieri. Ringrazio l’Altissimo in silenzio per la grazia ricevuta. Presto raggiungiamo nuovamente i sacchi abbandonati e troviamo un messaggio di Edox che è già uscito con Phil. Sono le 15.30: strano pensavamo fosse passato molto più tempo. Informo gli altri della liberazione dell’ostaggio e del mio pentimento: ovazione da parte degli astanti. Mi sento un eroe. Saltano fuori le 2 pietruzze tondeggianti di Bonni (non felicissimo visto che dovrà scarozzarsele così personalmente fino alla macchina). Poi decidiamo che “per oggi basta” ed usciamo. A 5 metri dall’uscita l’ultimo supplizio: una foto con autoscatto sotto le stalattiti ghiacciate sgocciolanti (un incubo per le volte che la dobbiamo rifare grazie al fotografo Giusto mai soddisfatto del risultato raggiunto).

All'uscita-Obrovo

Alle 16.00 siamo fuori. Non piove ed è tutto asciutto. Il lago è rimasto così com’era. Guadato il torrente Giusto decide di fare ciò che io non osavo per paura di ritorsioni: si leva attrezzatura e tuta e sciacqua il tutto nell’acqua gelida. Io e Pippo seguiamo il suo esempio immediatamente e  facciamo le belle lavanderine togliendoci il pensiero di ripulire il tutto. Anche se la grotta si è rivelata più impestata del previsto questo escamotage mi rasserena parecchio. Alle auto Edox mi restituisce i calzettoni della provvidenza rimanendo a piedi nudi nelle pedule: per non essere da meno indosso solo i pantaloni visto che ho i boxer fradici. Saliamo sulle jeep e decidiamo di chiudere con birra e patatine fritte da Mahnic. Edox e Phil si ritirano appena in tempo quando accade l’inevMahnicitabile: Giusto ci ammorba nel locale scatenando crisi di risa, disperazione ed incredulità al tempo stesso. Mai sentita una cosa simile. Inverosimile. Probabilmente ci salviamo vista la vicinanza della porta della toilette (a un metro): il dubbio gioca a nostro favore. Zdenka cerca una via di fuga e continua ad invocare una maggior presenza femminile che riequilibri questa banda di dannati. Ce la ridiamo a crepapelle. Poi dopo un bel brindisi decidiamo di non tentare oltre la sorte, nonostante gli oscuri presagi, abbiamo osato e vinto… per oggi. Ma il destino ci lascia un ultimo brivido sulla strada di casa: all’uscita da una curva assistiamo al pasto erbaceo di 7 cinghiali di taglia media a un metro dalla carreggiata… è andata bene anche stavolta. Poi un pensiero sfuggevole: … oggi è il 17 marzo … !!! Moriremo tutti ….

PS: Malachia ha poi scoperto da fonte attendibilissima che il laghetto con comportamento di “troppo pieno” etc etc è ASSOLUTAMENTE NORMALE DA SEMPRE… quindi nessuna genesi geologica  in atto. Ci sentiamo tutti più sollevati ora. Sarebbe comunque molto interessante poter assistere ad una  piena in loco: semplicemente “terrificante” …

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