Borgo Grotta, atto III°.

Stavolta siamo in sei: Io, Edox, Potle, Giusto ed i signori Generatore & Demolitore, due vecchie conoscenze che, come Wolf di Pulp Fiction, risolvono problemi. Dopo il rapido trasporto con carriola (e a dorso di Giusto) di tutto il necessario sino all’ingresso della (futura) cavità, iniziamo i lavori sotto l’occhio vigile dell’Ingegner Cane, alias Ajka, che dopo sfrenate corse nei dintorni si è comodamente sistemata in posizione panoramica a bordo dolina. Unico neo, la scarsità di tempo a disposizione visto che nel primissimo pomeriggio abbiamo tutti inderogabili impegni.

A differenza della volta scorsa il lavoro procede ragionevolmente veloce ed a turno approfondiamo sempre più l’imbuto roccioso, lasciando precipitare i materiali al fondo del pozzo che, date le dimensioni, non crea preoccupazioni per possibili intasamenti. Dopo un paio d’ore, tutto quello che era possibile demolire dalla posizione in cui ci troviamo è stato eliminato, e la grotta sembrerebbe transitabile. Dico “sembrerebbe” perchè, in effetti, un ultimo spuntone irraggiungibile dall’alto col demolitore crea non poche difficoltà per la discesa. Decidiamo quindi di attaccarlo dal basso, e srotolata la scaletta nel poco invitante orifizio mi intrufolo. Dopo qualche sforzo sono oltre l’ostacolo, in un bel pozzo completamente concrezionato che sfuma verticalmente nel vuoto. Lo spuntone malefico è, visto da sotto, una grossa lama rivestita di calcite. Credo di poterla eliminare abbastanza facilmente, ma non certo con la costosissima scaletta piazzata al di sotto… mi sistemo lateralmente, in spaccata, e la faccio ritirare alll’esterno. Poi mi viene calata con un cordino una mazzetta adeguata al compito prefissato, tipo il Mjolnir di Thor diciamo. In precario equilibrio, inizio a pestare come un forsennato ma la lama si rivela ben più resistente del previsto: dopo una ventina di minuti di sforzi inutili mi arrendo di fronte ai ridicoli risultati ottenuti. I furfanti all’esterno si rifiutano di provare a passare lo stesso nel budello verticale, e continuano ad elargire fantasiosi quanto inutili consigli sul da farsi. Ormai però il tempo stringe per tutti, e non c’è margine per opere di disostruzione più complesse. Mi viene resa la scaletta, ed esco. Si decide che una breve ricognizione preliminare in fondo al pozzo è comunque irrinunciabile, ma stavolta opto per una discesa in corda. Edox arma veloce su di un alberello e mi re-infilo nella strettoia. Fraziono subito oltre con cordino in un foro, e scendo quattordici metri nel vuoto atterrando sui nostri detriti. Della punta precipitata durante l’uscita precedente nessuna traccia, ma era prevedibile vista la quantità di materiale caduto che, comunque, non sembra aver occluso alcuna prosecuzione. Noto subito una simpatica apertura in parete, ad altezza viso, ornata di concrezioni e già perfettamente transitabile, che dà su… oscurità?!? …Passo, e mi ritrovo in una bella sala sormontata da un alto camino franoso. Lateralmente intravedo un pozzetto in erosione con prosecuzione quasi certa al fondo… ottimo! …ma è ora di tornare. Esco ed informo gli altri, rallegrandoli alquanto. L’avventura continua.

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