Fritzov Pihalnik e dintorni…

Anche quest’anno sono riuscito a prendermi una dozzina di giorni di ferie in febbraio, e come ogni anno ne approfitterò per andare in grotta come un forsennato (Ambra lavora…). Inizio subito alla grande con un bel giretto in Slovenia, per accontentare il buon Celly che già da tempo preme per qualche uscita balcanica a tre, come ai vecchi tempi… purtroppo oggi Giusto lavora, quindi saremo in due.

La grotta che ho scelto per la nostra scampagnata odierna è il Fritzov Pihalnik 6573S, in zona Nanos, il cui rilievo già da tempo mi aveva incuriosito. Un bel grottino, con pozzi e gallerie apparentemente ben concrezionate (quando sui rilievi sono abbondantemente rappresentate anche le concrezioni, si parte già bene…). Acquistata e spalmata sul parabrezza del Land la “vinjeta” decolliamo col consueto rombo da DC9 sull’autostrada, ed in breve raggiungiamo Postojna salendo poi verso Predjama e quindi Bukovje, dove metto in funzione l’Ozi Explorer che ci guiderà sulla sterrata sino al nostro obiettivo (sperando che la posizione sia esatta, tremendo dubbio che ci attanaglia ogniqualvolta ci rechiamo in una grotta mai visitata prima…).

Parcheggiato il Land presso uno slargo, partiamo spavaldi alla ricerca dell’ingresso che per fortuna è situato proprio dove indicato, quindi torniamo alla macchina per recuperare tutti i materiali e cambiarci.

Pronti per entrare

Raggiunta nuovamente la grotta, inviamo un breve messaggio sulla chat di Uozzàp per avvisare tutti che entriamo e che saremo fuori al massimo entro le 16, quindi ci infiliamo con armi e bagagli nella strettoia d’ingresso ed inizio ad armare. Cominciamo subito bene, constatando l’assoluta mancanza di fix, spit marci o qualsiasi altro indizio di armo artificiale… ben sapendo, grazie a svariate precedenti esperienze, che i nostri colleghi sloveni sono dotati sin dalla nascita di dita adesive come quelle dei gechi per cui non necessitano affatto di quisquilie come corde e frazionamenti per scendere nelle grotte, ci siamo comunque portati dietro il trapano, così inizio serenamente ad armare con fix inox, sfruttando qua e là i rarissimi armi naturali che incontro lungo lo stretto e bigoloso pozzo iniziale.

Il pozzo d’accesso

Giunto sul fondo, dopo aver comunque perso parecchio tempo, cerco la prosecuzione che, da quello che si evince dal rilievo che ho con me, dovrebbe presentarsi come un camino da risalire… “Eccolo!” mi dico, e subito mi arrampico in opposizione per alcuni metri lungo un viscido budello verticale, col sacco dei materiali appeso all’imbrago, ma poi sbatto col casco contro un invalicabile soffitto gremito di cavallette… ho toppato, e me ne ritorno giù proprio nel momento in cui Celly raggiunge la base del pozzo. Insieme investighiamo ulteriormente, ed è lui ad individuare il camino giusto. Lo risale, brontolando per le pareti scivolose, e riesco a rabbonirlo solamente utilizzando ciò che rimane della corda su cui siamo scesi al fine di improvvisare nel suddetto camino un armo (assolutamente inutile) per quando dovremo ridiscenderlo al ritorno.

Il cunicolo

La morfologia dell’ambiente in cui ci stiamo muovendo è piacevolmente inquietante: il viscido tubo verticale dopo una breve risalita piega improvvisamente e senza alcuna logica di 90 gradi trasformandosi in un tondeggiante e mai particolarmente largo cunicolo… lo seguiamo per parecchi metri, spingendo e tirando i sacchi, e sbuchiamo finalmente sull’orlo di un largo salto. Anche qui nessuna traccia di armi precedenti… se non avessi in mano il rilievo penserei di aver scoperto un ramo nuovo! Utilizzo nuovamente il trapano, mentre Celly sistema l’attacco principale poco sopra su un armo naturale. Scendiamo raggiungendo un terrazzo dove, secondo il rilievo, la galleria si divide in due rami distinti: qui, clamorosamente piantato in mezzo alla parete in un punto dove l’unico utilizzo plausibile è quello di appenderci qualche soprabito, ecco apparire il primo (ed unico) spit! Fantastico. Lo ignoro sprezzante e, mentre Celly verifica che ci sia effettivamente una galleria dopo l’abbassamento della volta, scendo dal lato opposto il successivo salto armando su una provvidenziale stalagmite.

Ci riuniamo ben presto nella galleria principale, ed abbandonati i sacchi iniziamo a percorrerla, godendoci gli ambienti superbamente concrezionati. Superati in arrampicata un paio di semplici saltini giungiamo prima ad un laghetto laterale e poi al salto finale, impostato su un’imponente frattura, che non scendiamo in quanto il fondo, segnato come argilloso sul rilievo, si presenta attualmente come un profondo lago alimentato da una cascatella… in effetti è piovuto parecchio ultimamente. Scattiamo innumerevoli foto e qualche filmato, poi ci dedichiamo al pranzo.

Scendendo…

Saltini

il laghetto

Una volta rifocillati, partiamo rapidi verso l’altro ramo in quanto ci siamo resi conto di aver perso un sacco di tempo nella prima parte della grotta, e ci è ormai chiaro che dovremo rinunciare a scendere il pozzone interno se vogliamo essere fuori nei tempi previsti… e dire che mi ero tenuto bello largo con gli orari! La nuova galleria si presenta ancor più concrezionata, ed utilizziamo il poco tempo rimasto per immortalarne le meraviglie; poi, a malincuore, ci impegnamo in una rapida risalita verso l’esterno…

L’altra galleria

Abbiamo fatto bene i nostri calcoli, e superiamo la strettoia d’ingresso giusto in tempo per evitare con un messaggio che i nostri amici mettano in pre-allerta il soccorso sloveno… Autoscatto finale, e scendiamo sino alla macchina, coi sacchi appresso. Bene, ed ora che si fa? E’ ancora chiaro, abbiamo addosso tute e strumenti, perchè sprecarli? Faccio quindi una proposta indecente a Celly, che subito approva: nei dintorni, tra le varie grotte ce n’è una con un ridicolo pozzo d’accesso che volevo visitare da anni ma troppo minuscola per giustificare un viaggio così lungo… si potrebbe approfittare dell’occasione… Fatta! Celly si sistema dietro, io piazzo la coperta del cane sul sedile davanti e mi metto alla guida, così come sono, con tanto di caschetto in testa e strumenti che tintinnano mentre tolgo il freno a mano. Se ci ferma la “Policia” ci sarà da ridere… in ogni caso indosso la cintura!

L’ALTRA GROTTA…

Dopo numerose curve e bivii parcheggiamo ad una ventina di metri dall’imbocco del nostro obiettivo: il massimo della comodità! Dopo aver selezionato i pochi materiali necessari raggiungiamo la grotta ed inizio ad armarla.

Armo

Alla base del pozzo

In breve siamo sul fondo del pozzo d’accesso e, liberatici di tutto il superfluo, iniziamo a camminare in una vasta e comoda galleria pianeggiante dalle pareti di nuda roccia. Subito iniziano a palesarsi le prime belle concrezioni, che dopo una curva si fanno insolitamente numerose…

Concrezioni

Paesaggi da favola…

Osserviamo basiti il Paradiso Degli Speleo, mentre avanziamo attraverso una selva di vaschette colme d’acqua ed esili stalagmiti bianchissime, larghe non più di una decina di centimetri ed alte sino ad un paio di metri: un tripudio di calcite candida come la neve in ogni dove, stracarica di stalattiti, colonne, cortine ed ogni altra concrezione attualmente nota agli speleo… ma dove diavolo siamo finiti, a Castellana???

Avanziamo ancora, scoprendo nuove meraviglie, totalmente incapaci di scegliere tra il godere asceticamente dell’unicità del momento e lasciarsi prendere dalla frenesia della documentazione fotografica… alla fine optiamo per una giusta via di mezzo, scattando a manetta e fermandoci ogni tanto ad osservare rapiti tutto ciò che ci circonda nell’abituale silenzio sotterraneo, rotto solamente da lontani stillicidi. Ad un certo punto il suolo inizia a digradare verso quello che sembrerebbe un laghetto (Anche il laghetto! …e che altro, mi chiedo a questo punto?). Celly parte infervorato, scendendo lungo la colata, ora spalmata di scivolosissimo “latte di monte”, e raggiunge la pozza che si rivela piena più che altro di plorda grigiastra, anziché d’acqua… poco male, l’effetto è comunque magnifico… così, mentre io scatto e riprendo dall’alto, dove mi sono fermato, lui inizia ad aggirarsi sulla colata riprendendo con lo smartphone. Proprio nel mezzo della sala, sul pavimento si notano un paio di antiquati bulbi flash, abbandonati in epoca imprecisata ma ovviamente remota da qualche fotografo poco attento ai problemi ambientali… è l’unica immondizia presente nella grotta.

Il laghetto

Ad un certo punto accade ciò che necessariamente (trattandosi di Celly) doveva pur accadere, e con eleganza degna di Carolina Kostner ecco che il nostro Celly perde improvvisamente aderenza e si cimenta in un meraviglioso Doppio Axel rovinando poi al suolo fragorosamente. Prima serie di bestemmie, mentre scivola disteso lungo la colata… quindi si rialza, percorre si e no dieci centimetri e mi delizia con un secondo fantastico scivolone che lo porta pericolosamente vicino al bordo del laghetto di plorda, mentre proferisce blasfemie mai udite prima da orecchio umano. Purtroppo però, si ferma giusto in tempo per evitare la sciagura privando così l’umanità tutta di uno spettacolo unico ed irripetibile, in quanto da tempo stavo filmando la scena. Il bello è che anche lui ha continuato imperterrito a filmare durante tutta la sua performance, col cellulare rimasto poi miracolosamente illeso… Così stavolta possediamo ben due riprese, da angolazioni differenti, della stessa disgrazia, che verranno aggiunte al vasto archivio che abbiamo da tempo dedicato a Celly e col quale potremmo tranquillamente stravincere alla prossima edizione di Hells Bells Speleo Award!

Un attimo prima della performance..

Una volta riuniti, passiamo una decina di minuti a guardare e riguardare i due filmati sbellicandoci dalle risate, poi ci avviamo verso l’esterno. Il viaggio di ritorno, lungo un’autostrada gremita di TIR e pazzi scatenati alla guida di missili terra-terra, si rivela piuttosto impegnativo ma alla fine portiamo a casa la pellaccia assolutamente intatta.

Della seconda grotta visitata ho deciso di non fornire qui alcun dato, ritenendo che solo l’anonimato ha potuto preservare tali bellezze in una cavità di così facile accesso. Mi auguro sinceramente che, anche se qualche speleo più sgamato potrebbe facilmente individuarla, essa possa rimanere intatta e bellissima com’è ora anche nei secoli a venire…

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