3908VG: il “Ramo della Polmonite”

Mentre mi trovavo ricoverato per una grave polmonite a Cattinara, l’astuto Giusto mi aveva chiesto se, per caso, lui e gli allegri compagni di Grotta Continua potevano continuare le esplorazioni alla 3908 VG… Io, probabilmente confuso dalla febbre e dai vari medicinali, avevo incautamente assentito, chiedendo solo che mi tenessero al corrente tramite uozzàp. Così, nel corso dell’uscita serale immediatamente organizzata, lui e Baden (dopo aver allargato ulteriormente la strettoia della finestra a mazza e punta per adeguarla alle loro pachidermiche dimensioni) scendevano il successivo largo pozzo da 10 metri. Qui, inspiegabilmente, si arrestavano sul bordo di un ulteriore saltino limitandosi a grufolare alla ricerca di prosecuzioni nel caos della soprastante frana in parte concrezionata. Probabilmente il lavoro di allargamento della finestra si era mangiato buona parte dello scarso tempo di cui disponevano… Quella notte mi giunsero vari messaggi vocali e brevi video…

Brevi video di aggiornamento…

Il mattino seguente ebbi questa conversazione con Giusto:

“Senti, ma… Come mai non avete sceso il saltino alla base del pozzo???”

“Caro Pippo, abbiamo deciso di attendere, per poter esplorare assieme te…”

“Oh che teneri…! Ma… C’era aria?”

“Tantissima! Arrivava a sbuffi, ma immagino si tratti di un semplice ricircolo… niente di importante”

“Neanche per idea, caro Giusto… quell’aria, secondo me, è dovuta alla presenza di grandi ambienti più sotto, te l’ho detto sin dall’inizio…”

“Tu dici..? Non ti sembra un’affermazione azzardata?”

“Assolutamente no… altro che ricircolo, caro mio!”

Questo colloquio ebbe un effetto imprevisto ed elettrizzante su Giusto e Baden, che già due giorni dopo si organizzavano sfacciatamente per tornare nella grotta, sempre di sera dopo il lavoro, alla faccia del “Pippo, ti aspettiamo per esplorare assieme…”. I due loschi traditori venivano comunque puniti per la loro arroganza dalla grotta stessa, in quanto il pozzetto si rivelava cieco e la vera prosecuzione veniva alla fine individuata nell’antica frana semi-concrezionata: un pericolosissimo cunicolo formatosi tra la parete di roccia da una parte, ed un simpatico muro di grandi blocchi instabili dall’altra… in fondo al budello, oltre un restringimento invalicabile costituito dall’ennesimo masso, enorme ma fortunatamente stabile, l’ambiente pareva allargarsi… alcune pietre, lanciate con perizia oltre l’ostacolo, precipitavano nel sottostante pozzo…

Io, messo al corrente di tutto ciò, fremevo inerme nel mio letto d’ospedale, lanciando tramite smartphone anatemi sugli usurpatori… alla fine, costernato anche a causa della maschera dell’ossigeno e della flebo di cortisone ma non ancora domo, trovavo il modo di sfruttare le lunghe e tediose ore di forzata immobilità acquistando online un nuovo e potentissimo trapano Hilti in vista dei futuri lavori di disostruzione.

Finalmente a casa dopo una settimana di ospedale, ma ancora assai debilitato, dovetti assistere impotente all’ennesimo tentativo di fregarmi l’esplorazione, stavolta da parte del terzetto Celly – Baden – Toni.

I tre Iscarioti infatti, nel tardo pomeriggio di mercoledì 13 marzo scendevano per affrontare l’ostacolo, ingenuamente armati di semplice mazza e punta, e venivano puntualmente respinti dalla frana (che continuava a sghignazzare alle loro spalle ben dopo la loro umiliante performance). Forse per questo motivo, non fornivano alcun dettaglio su Uozzàp sino a tarda sera, fomentando il dubbio in chi non aveva partecipato all’uscita…

Conversazione tra Kubo, Baden ed il sottoscritto (in verde)

Io, nel frattempo, ricevevo finalmente a casa il trapano ordinato e mi preparavo all’offensiva. E così, in un bel sabato marzolino, ecco giungere finalmente l’ultimo giorno di convalescenza…

Domenica 24 Marzo 2019

Mi trovo a Gropada, nel solito parcheggio, con Kubo e Toni. E’ più di un mese che non esco di casa, persi 5 chili ed allenamento zero… Mi chiedo se non sto facendo il passo più lungo della gamba, mentre saliamo faticosamente con tutti i materiali verso la grotta. D’altra parte questa era l’unica chance, visto che domani ricomincio a lavorare… Ci cambiamo all’ingresso, assai blandi: quando entriamo sono ormai le 10 passate.

Blandi…

Si entra

Appena dentro, però, riacquisto istantaneamente sia le energie che la fiducia in me stesso, e scendo rapido e sicuro col sacco appresso. Ci riuniamo alla base del p.10 e Kubo mi fa gli onori di casa indicandomi l’imbocco del fatidico cunicolo, inizialmente concrezionato.

…L’imbocco del cunicolo

Entro circospetto… la situazione è meno grave del previsto anche se un paio di massi richiederanno estrema cautela quando dovrò allargare. Dopo una rapida occhiata alla prosecuzione, con lancio di sassolini nel fantomatico pozzo, mi faccio passare il minuscolo palanchino della Estwing ed inizio a saggiare i pietroni; quello più minaccioso si smuove con un inquietante rumore di roccia sbriciolata e scricchiolii… mi paralizzo, temendo che anche l’altro, quello che sembrerebbe solido e che mi sovrasta, si unisca al balletto… alla fine decido di attaccare una lunga fettuccia al palanchino ben sistemato nella fessura, poi esco e manovriamo da fuori tirando in tre… rumori sinistri ma nessun tonfo. Scendo e constato che, purtroppo, il masso si è incastrato a metà strada in maniera irreparabile…

Incastrato a metà strada…

non mi resta che impiegare il trapano, anche se l’idea non mi rallegra affatto. Così, dopo alterne vicende e un’oretta di adrenalina, io e Kubo ci ritroviamo in un comodo corridoio: la frana è sparita e ne utilizziamo i resti, frantumandoli con la mazza per “piastrellare” il pavimento argilloso… la via è aperta, e mentre diamo gli ultimi ritocchi al “pavè” mandiamo Toni ad attrezzare il successivo salto, quello in cui lanciavamo i sassolini… si vede un largo ripiano pochi metri sotto e, lateralmente ad esso, l’imbocco di quello che sembra un ulteriore pozzo piuttosto profondo. Toni smazzetta come un disperato per raggiungere la roccia sotto l’onnipresente spesso strato di calcite…

Toni smazzetta

Dopo una ventina di minuti, mosso a pietà dal vapore acqueo che si innalza dalla tuta del tapino, gli propongo di provare ad utilizzare il nuovo trapano-demolitore: Toni accetta di buon grado, e dopo essere stato investito dalla prima raffica di schegge inizia ad usarlo con più cautela e gran profitto, ottenendo incredibili risultati.

Schegge!

Purtroppo si accanisce negli stessi due punti iniziati quando aveva a disposizione solo la mazzetta, scelti più per il minor spessore della calcite che per la corretta posizione rispetto all’imbocco del pozzo… Così l’attacco principale per la corda alla fine risulta troppo basso… Toni scende comunque, mentre noi lo raggiungiamo sul sottostante ripiano solo dopo aver apportato le necessarie modifiche all’armo che, così com’era, difficilmente ci avrebbe permesso il ritorno in superficie…

L’armo modificato

L’ambiente non è per niente rilassante, ma dal punto di vista estetico è notevole: ci troviamo in un’enorme frattura. La roccia, chiarissima, presenta tutte le forme possibili tipiche dell’erosione… Trotterello estasiato su un enorme tratto di “Karren” incastrato tra i massi, staccando leggiadro qua e là al mio passaggio enormi lame in bilico che giudico pericolose, e lasciando che precipitino sbriciolandosi nei sottostanti crepacci… Grande è l’orrore dei miei compagni, che ancora osservano come ipnotizzati lo spropositato menhir che si protende orizzontalmente come un gargoyle dalla parete di frana due metri sopra di loro… lo hanno dovuto evitare con cautela mentre scendevano, in quanto si trova proprio lungo la verticale della discesa… Di buttarlo giù a calci nemmeno se ne parla: l’impressione è che tenga su tutta la parete sino all’imbocco del salto.

Il pozzo intravisto dall’alto è assai poco invitante, sormontato da un incredibile masso basculante di almeno una tonnellata che, sempre per ragioni di instabilità generale del luogo dove ci troviamo, non osiamo far precipitare… risolvo bloccandolo nel punto giusto con una piccola pietra inserita a martellate a mo’ di cuneo. Fortunatamente subito a lato si apre un altro pozzo, in apparenza comunicante col primo e ben più ampio e profondo. Elimino una grossa pietra, attaccata con lo sputo al soffitto di solida roccia, semplicemente sfiorandola con la mazzetta e poi mi faccio passare il trapano col quale creo un ineccepibile armo “a tetto” che cade in libera sino al fondo, già visibile dall’alto. Finito il lavoro mi rivolgo a Kubo dicendogli che sarebbe il caso che scenda lui, visto che io ho debellato con grande rischio personale la frana e Toni ha appena armato e sceso il soprastante salto con menhir (Toni mentre parlo fa “si, si” nervosamente con la testa). Kubo mi ride in faccia, rifiutandosi categoricamente di scendere e ribadendo la sua ferma intenzione di vivere ancora il più a lungo possibile. Guardo Toni, lui guarda me… é chiaro che sarebbe inutile tentare di convincerlo. “Okay ragazzi” dico spazientito “vado io”, ed attaccato il discensore inizio la discesa.

il p.16 visto dal basso. A sinistra il nicchione

Raggiungo incolume il fondo del pozzo, 16 metri più sotto, e subito noto varie cose interessanti, tra le quali un enorme nicchione a pochi metri dal fondo che esamineremo in seguito: la mia paura era di ritrovarmi alla base di un salto cieco, circondato da invalicabili pareti, ed invece non so da che parte incominciare per esaminare le appetitose prosecuzioni visibili… inizio con un foro che sarà necessario ampliare leggermente, alla base di una parete: oltre si allarga subito a campana un bel pozzo… il fondo, già visibile, è piano con qualche pozza d’acqua, e sembrerebbe continuare in orizzontale… sento parecchia aria uscire. Mi dedico allora ad una invitante fessura in parete… oltre, il nero. Non si passa, ma noto una strategica crepa nella roccia sul lato sinistro… sono privo di mazzetta, per cui raccolgo una bella pietra massiccia e, tenendomi al sicuro in posizione rialzata, meno un fendente nel punto giusto ottenendo il distacco di qualcosa di assai simile ad un “masegno” per forma e dimensioni, che precipita con un tonfo sordo sul pavimento di detriti. La via è aperta, e mentre mi accingo ad entrare comunico con entusiasmo le mie scoperte ai due pusillanimi sedici metri più in alto i quali, finalmente, si decidono a raggiungermi. Superata agevolmente la fessura ora accessibile, anch’essa percorsa da una sensibile corrente d’aria, mi ritrovo in una bella e larga sala dal suolo pianeggiante e vagamente circolare, sormontata da un enorme camino: Impossibile non denominarla la “Sala Tonda” Alla base di una parete, una frattura per ora intransitabile dà su un pozzo in apparenza non molto largo in cui alcune delle pietre lanciate precipitano per almeno una trentina di metri… poco sopra, nella parete di nuda roccia lavorata dall’acqua, si spalanca una grande finestra nera…

Toni nella fessura che dà sulla sala. A sinistra si intravede l’altra frattura, alta e stretta.

Me ne torno alla base del pozzo, e mentre aspetto che mi raggiungano trovo il tempo di controllare anche l’ultima prosecuzione notata, una frattura alta e stretta in cui mi infilo a fatica, risalendo per un paio di metri: qui la colata calcitica su cui arrancavo si fa orizzontale per poi precipitare nell’ennesimo stretto pozzo, dalle pareti ricoperte da un sottile strato di argilla. Anche qui, neanche a dirlo, aria. Ridiscendo verso la base del p.16, e vengo partorito con dolore (mio) dalle strette e bitorzolute pareti di roccia proprio nel momento in cui il primo dei miei compagni mi raggiunge. Quando siamo tutti riuniti, li conduco a fare un gradito tour delle meraviglie sotterranee che culmina nella sala col camino.

La sala

Qui, troviamo subito il modo di accedere alla grande finestra senza nemmeno doverci arrampicare, in quanto esiste un passaggio basso tra le lame di roccia che porta comodamente al ripiano superiore: sopra, come speravo, parte un pozzo non troppo stretto che dovrebbe collegarsi con quello di trenta metri, risparmiandoci un sacco di lavoro… Ma per oggi può bastare!

Nella sala
Dietro a noi, il presunto p.30

Risaliamo il p.16, ed il successivo p.5, che lasciamo armati. Disarmiamo invece il resto della cavità, in quanto abbiamo deciso di finire in bellezza utilizzando le attrezzature al seguito per trasformare definitivamente la strettoia della finestra in un comodo passaggio: con quello che ci sarà da fare nel resto della grotta non ha senso soffrire più del necessario!

La strettoia

Tra il disarmo ed i lavori di allargamento, la logistica diviene complicata, e perdiamo parecchio tempo mentre dall’esterno ci giungono i richiami di Celly e Xenia, che sono passati a salutarci dopo un giro pomeridiano al Zulla. Quando, alla fine di tutto, raggiungiamo l’esterno, dei due non vi è più traccia… solo buio. Sono le sette e un quarto. Ci siamo ammazzati di fatica per quasi nove ore eppure non mi sento distrutto: il “collaudo” è andato assai meglio di quanto mi aspettassi… sono di nuovo in pista!

Preparandosi per il ritorno

Scendiamo rapidi, ventilando la possibilità di una birretta veloce nonostante l’ora tarda… Poi, una volta entrati da Picko, scatta tacitamente ed unanimamente una cena completa a base di pasticcio di carciofi e crocchette di patate (per Toni gnocchi col sugo, lui è carnivoro…), il tutto annaffiato abbondantemente di birra. Degna conclusione di un’uscita decisamente proficua!

Degna conclusione

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