Monte Grisa, ovvero i Misteri della Cattedrale…

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, asseriva Karl Marx… quella dello speleologo, aggiungo io, è spesso lastricata di scavi mai portati a termine e di grotte non ancora visitate.

Siamo continuamente obbligati dal ritmo incalzante dell’esistenza a fare delle scelte, rimandando ad un “dopo” assai incerto e perlopiù improbabile cose ed azioni, a beneficio di altre cose e di altre azioni ritenute al momento più utili, più urgenti o semplicemente più interessanti. A volte però, magari a distanza di anni, alcuni di questi fantasmi dimenticati riemergono dalle brume del passato ad invocare una seconda possibilità… Così è stato per me quando, in una lista di grotte presumibilmente ostruite, scomparse o inquinate da verificare per il Catasto Regionale, ho notato la presenza della Grotta del Santuario sul M. Grisa 4228 VG… Molti anni fa ne avevo visto il rilievo e mi aveva subito colpito (difficile non farci caso vista la posizione); decisi che ci sarei andato, prima o poi, nonostante le ridotte dimensioni… quindi me ne dimenticai completamente. Sino ad oggi…

6 marzo 2017

Ho con me un sacco con un paio di corde, roba da armo e qualche attrezzo da scavo (non si sa mai).Giungo sul luogo convinto di sbrigarmela al massimo in un’oretta e poi passare a controllare altre grotte della medesima lista: la posizione catastale sembra a prova di errore, esattamente a filo del lato ovest del Tempio… con un tale poderoso riferimento persino mia nonna sarebbe in grado di posizionarla con precisione su di una qualsiasi carta topografica… se non è ostruita, trovarla sarà un gioco da ragazzi! Passeggio più e più volte su e giù lungo il cordolo delle fondamenta, brandendo il GPS come un rabdomante, ma niente… Gli operai che stanno lavorando li intorno cominciano ad osservarmi incuriositi, poi uno si avvicina e gli spiego che sto cercando l’imbocco di una grotta, forse ostruito… Inizia così un calvario in cui mi ritrovo a spostare pallet, transenne, lastre metalliche e svariati altri materiali edili per liberare ogni centimetro quadrato di terreno alla ricerca di un indizio qualsiasi che indichi la presenza della fantomatica cavità… ispeziono persino le botole di pozzetti e tombini, ovviamente senza alcun risultato. Gli operai, gentili e collaborativi oltre ogni aspettativa, si consultano tra loro e continuano a condurmi in ogni anfratto che, a loro dire, potrebbe essere ciò che sto cercando, ma inutilmente. Alla fine mi ritrovo a scomodare il Rettore del Tempio in persona, Don Luigi, il quale fa chiamare Andrea, che lavora lì da qualche anno ed è un ottimo conoscitore della zona… il responso è unanime: nel punto indicato di grotte non ce ne sono mai state…

Me ne sto già andando con la coda tra le gambe, mettendo mentalmente il timbro “ostruita ed introvabile” sulla cavità in questione, quando Andrea e Don Luigi mi fulminano sul posto dicendomi: “Eh, però una grotta in realtà ci sarebbe… si trova proprio sul lato opposto del Tempio… ma per entrarci sono necessarie autorizzazioni particolari…”. In breve vengo messo al corrente dell’esistenza di una misteriosissima grotta, in buona parte artificiale ed assai profonda (arriva sino al livello del mare), chiusa da una pesante lastra metallica con lucchetti. Al suo interno si narra siano celate innominabili attrezzature militari, mentre dall’imbocco della cavità si sprigionano letali esalazioni che hanno quasi fatto svenire uno degli addetti durante la realizzazione della botola che ne protegge i segreti… Si aggiunga poi il fatto che le uniche persone che negli ultimi anni sono state autorizzate ad accedervi, a memoria dei miei interlocutori, sono un non ben identificato gruppo di militari, probabilmente della NATO (sic), vestiti con bianche tute speciali protettive, dotati di bombole di ossigeno e mascherina per respirare, nonché valigetta con strumentazione elettronica (geiger?), i quali sono giunti sul posto un paio di volte con un fuoristrada, anch’esso di colore bianco e senza contrassegni …

Rilievo speditivo 27_05_1963

Beh, lo ammetto, a questo punto la mia curiosità è stata stimolata più che a sufficienza, ma vista la natura artificiale e bellica del luogo sono ancora assai restio ad imbarcarmi in una qualsiasi trafila burocratica dal dubbio esito per accedere alla grotta… Quando però mi viene descritta la prima parte della cavità al di sotto della botola, ovvero un largo pozzo di otto metri che giunge in una galleria con muretti a secco, scatta il campanello d’allarme… mi è impossibile non notare l’evidente somiglianza con la grotta che sto cercando. Così interrompo la narrazione di Andrea, che mi sta descrivendo una lunga chiave a doppia mappatura, indispensabile per aprire la porta blindata presente all’estremità della galleria (tutte indicazioni ricevute dai misteriosi individui in tuta bianca), e pongo brutalmente la fatidica domanda al Rettore: “Beh… ma a questo punto a chi, di grazia, dovrei richiedere le eventuali autorizzazioni per l’accesso alla suddetta cavità?” Mi aspetto il peggio, e già mi vedo, dopo un paio di incaute telefonate, incappucciato a Guantanamo assieme agli allegri compagni di Grotta Continua mentre ci pestano minuziosamente per aver ficcato il naso nella segretissima Base Missilistica di Monte Grisa… Invece, con mia enorme sorpresa, scopro che per ravanare nei segreti della guerra fredda è sufficiente ottenere un’autorizzazione della Curia Vescovile di Trieste… mi vengono forniti anche nomi e numeri di telefono, ma ormai è ora di pranzo e anche se telefonassi non troverei nessuno. La giornata però non è del tutto buttata, in quanto Don Luigi mi conduce nei meandri non accessibili al pubblico del Tempio, e dopo aver frugato inutilmente qua e là in numerosi armadi, scaffali e cassepanche colme dei documenti raccolti dal suo predecessore, estrae finalmente come un vero prestigiatore una cartellina consunta con la dicitura “Grotta del Tempio di Monte Grisa”. Al suo interno, la classica scheda catastale della grotta che sto cercando, con il ben noto rilievo, numero di catasto e descrizione. Ma poi, con mio grande stupore, assieme ad altri documenti interessanti di vario genere saltano fuori un paio di rilievi speditivi fatto a mano libera, con tanto di firma dell’autore, nome della grotta (Grotta Norina) e data. Quest’ultima in particolare mi colpisce, in quanto è precedente di alcuni mesi rispetto a quella del rilievo “ufficiale” tuttora presente in catasto a nome di un altro ben noto gruppo speleologico.

Vascotto punto 6 rilevo 4228vgOttengo seduta stante le fotocopie di tutti i documenti, compresa una foto d’epoca che credo ritragga l’esecutore del rilievo (un giovanissimo Claudio Vascotto) in tenuta speleo alla base di uno dei pozzetti della grotta durante l’esplorazione, e dopo aver ringraziato Don Luigi che si è veramente fatto in quattro per venirmi incontro, mi dirigo verso casa. Messa mano alla mia biblioteca, non ci metto molto a scoprire (grazie ad un articolo del mai abbastanza apprezzato Pino Guidi) che all’epoca (1963) il Vascotto era presidente del neo-formato Gruppo Anonimo Grottisti (GAG), un sodalizio speleologico di matrice fortemente cattolica con sede presso la parrocchia di San Giacomo … il quadro si fa più chiaro.

8 marzo 2017

Ieri ho passato la mattinata al telefono, e mentre facevo anticamera risalendo pazientemente i vari gradini della gerarchia ecclesiastica non ho potuto fare a meno di fantasticare sulle inquietanti atmosfere di un ben noto romanzo di Dan Brown… poi però mi è venuto in mente Roberto Giacobbo e mi è passata di colpo ogni poesia. Verso mezzogiorno, sono comunque riuscito ad ottenere l’agognata autorizzazione … E’ oramai tardo pomeriggio quando mi ritrovo nel parcheggio superiore del Tempio, in attesa di Giusto che dovrebbe accompagnarmi nell’esplorazione. Dico dovrebbe, perchè alla fine si presenterà in ritardo e privo di qualsiasi attrezzatura speleo… quando, poche ore prima, ha ricevuto il mio sibillino messaggio che gli proponeva una “discesa a sorpresa in una grotta mooolto speciale” (raccomandandogli enigmaticamente di portarsi dietro anche tuta NBC e contatore Geiger) ha pensato ad uno scherzo e si è presentato in t-shirt e ciabatte.

002_ingressoMi cambio veloce ed inizio la discesa varcando l’enorme botolone ormai spalancato, con un folto pubblico di operai tra i quali torreggia imponente la figura del buon Giusto che mi fa ciao ciao con la mano scattando col cellulare quelle che potrebbero essere le mie ultime immagini da vivo prima di essere dissolto nell’iprite o brasato dalle radiazioni … In realtà, alla base del primo pozzo trovo solamente una gran quantità di detriti edili ed alcuni fusti metallici semisepolti che mi auguro sinceramente abbiano contenuto soltanto “innocui” idrocarburi… il pozzo stesso, in tutta la sua lunghezza, presenta numerosi segni lasciati dalle mine con cui è stato generosamente allargato durante i lavori di costruzione del Tempio, col probabile intento di capire se ci fossero rischi di cedimento della struttura.

007_Base pozzo accesso punto 2

Dopo un’ulteriore discesa, raggiungo la galleria: nessuna porta blindata, ma in compenso trovo i famosi muretti a secco edificati all’epoca dagli operai per sistemare il materiale crollato durante gli scavi ed accedere al resto della cavità, a conferma che la grotta è proprio quella che cercavo!

010_muretti punto 3 verso punto 4011_muretti punti 3-4

 Mi inoltro nel successivo cunicolo, armo e scendo uno stretto saltino tra le concrezioni ed eccomi nel punto preciso dove è stato fotografato il giovane Vascotto più di cinquant’anni fa.

019_punto 6

Scendo un ulteriore paio di saltini controllando se ci siano eventuali prosecuzioni, ma la manifesta scarsità di ossigeno dovuta all’assenza di una qualsiasi corrente d’aria mi ha già fatto capire che non aggiungerò nulla di nuovo al rilievo che ho con me, peraltro perfettamente corrispondente agli ambienti visitati. Da notare solamente un sottile rivolo nero oramai asciutto che sparisce nei detriti del fondo, proveniente dai già citati fusti soprastanti attraverso le fessurazioni della roccia. 009_punto 3 verso punto 2

Scatto alcune foto, giusto per documentare adeguatamente la mia ricognizione, ed inizio la risalita. Quando giungo all’esterno è ormai buio, e fa un freddo cane… non un’anima viva ad accogliermi. Il tempio è aperto, illuminato a giorno e desolatamente privo di qualsiasi forma di vita. Giro attonito ed indisturbato in lungo ed in largo, poi esco e provo a suonare i campanelli degli alloggi privati, ma non risponde nessuno. Vista l’innocua natura della grotta appena visitata scarto subito l’idea di una “pulizia radicale” dei testimoni da parte dei “Men in Black” della NATO ed opto per teorie più plausibili (sono tutti a cena da qualche parte? Dormono??). Non mi resta che infilare le chiavi dei lucchetti della botola nella cassetta della posta e tornarmene a casa, al caldo!

022_da saletta finale verso punto 6

 Epilogo

Nei giorni successivi sono ripassato a Monte Grisa per consegnare a Don Luigi e ad Andrea un CD ciascuno con le foto scattate, e per ringraziarli di tutto raccontando loro come stiano realmente le cose lì sotto. La teoria più plausibile, secondo me, è che i buontemponi in tuta bianca fossero tecnici dell’ARPA incaricati di verificare la presenza di radon nella grotta. Chissà se si sono accorti anche dell’inquinamento presente alla base del pozzo? Probabilmente no, impegnati com’erano a raccontare idiozie su missili e porte blindate…

Ho corretto la posizione della grotta in Catasto, evidenziando la presenza della botola e le modalità di accesso… ho anche fatto presente che dovrebbe essere aggiunto alla scheda catastale il nome di Grotta Norina, in ossequio a coloro che sembrerebbero essere stati gli originali scopritori della cavità, ovvero i ragazzi del GAG. A sostegno di questa ipotesi, a parte la data, è interessante notare come nel loro disegno il pozzo d’accesso sia molto più angusto rispetto al rilievo più recente, segno che la discesa era stata effettuata ben prima dei faraonici lavori di allargamento. Uno dei loro schizzi, inoltre, mostra come a lato della grotta non fosse ancora stato edificato il Tempio ma solamente una baracca ad uso mensa per i lavoranti… questo fatto, assieme alla scala 1:25000 delle carte topografiche disponibili all’epoca, sembra fornire una valida spiegazione all’errore nel posizionamento mettendo la parola fine ad ogni “mistero” di questa “cattedrale”.

 

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Un commento riguardo “Monte Grisa, ovvero i Misteri della Cattedrale…

  1. Pippo Autore dell'articolo

    Mi viene segnalato che, in merito a questo articolo, sono stati postati su Facebook alcuni commenti riguardo all’uso improprio del termine “Cattedrale”… non avendo un account Facebook rispondo qui agli arguti (ed aggiungo simpatici) commentatori: mi trovate perfettamente d’accordo sul fatto che il Tempio Mariano sia appunto un Tempio e non una Cattedrale, ed è anche per questo che, in chiusura dell’articolo, la parola “cattedrale” è messa tra virgolette. Il riferimento in questo caso riguarda “Zio Paperone e i Misteri della Cattedrale” (Carl Barks, 1965). Mi si perdoni la dotta citazione…. non lo faro più, prometto!

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