Canin, Abisso "Firn", quinta uscita.

Domenica 18 settembre: mi sto appena riprendendo dalla punta del giorno precedente che ci ha portati a -425 finendo i fix… sono andato già 2 volte in Canin questa settimana, approfittando di turni favorevoli, meteo splendido e compagni disponibili. Domani lavoro la notte, quindi martedì e mercoledì sono libero e Giusto è in ferie… nessun dubbio su come impiegare quei due giorni, il dilemma è più che altro come comunicarlo alla mia dolce metà, ancora ignara. Riesco a malapena a sciacquare la roba e martedì sera mi ritrovo sotto le stelle presso il “Gilbo”, assieme a Giusto, gustando una birra fresca prima di andare a dormire: eccoci di nuovo lui ed io soli ad andare in esplorazione all’abisso FIRN, come già accaduto in passato per altre esplorazioni sul Canin.
La mattina seguente il tempo è a dir poco splendido, e dopo la solita ora e mezza di camminata giungiamo all’ingresso e ci cambiamo. Bisogna rifare degli armi, rilevare e possibilmente terminare la bobina di corda da 200 metri che abbiamo con noi! Alle 10.30 si entra e con nostro gran stupore notiamo subito che, a differenza delle altre volte, la grotta è relativamente asciutta grazie probabilmente alle alte temperature del periodo che hanno sciolto di molto il ghiacciaio soprastante… un vero lusso! In poco tempo siamo a -425, Giusto arma ed io lo seguo rilevando agilmente grazie al Distox. A -470 notiamo che la via “logica” del pozzo non è praticabile a causa di una frana, per cui siamo costretti a spostarci verso un evidente arrivo scendendo altri venticinque metri e finendo per atterrare su di un vasto ripiano: ci guardiamo l’un l’altro, scrutando le pareti che tutt’intorno si uniscono al suolo roccioso, strana sensazione… purtroppo (o per fortuna, a seconda dei casi), il pozzo stavolta è proprio finito! Game over… siamo a -495 il che vuol dire che abbiamo superato di quasi 200 metri l’attuale pozzo più profondo d’Italia. Ci riposiamo un po’, scattiamo un paio di foto ricordo e, perché no, gongoliamo pensando al record italiano appena realizzato, nonché settima verticale nella classifica mondiale, ovvero il pozzo FABIO SCABAR  (perché è così che abbiamo deciso di chiamarlo, in ricordo di un caro amico). La verticale è finita, ma l’abisso continua: troviamo quasi subito un saltino di circa 4 metri, infilandoci dentro una “bellissima frana”… superiamo una strettoia ed eccoci scendere in un secondo pozzo, anch’esso bello grande! A pochi metri dall’imbocco pendolo verso sinistra e mi ritrovo a guardare da sotto la medesima frana che avevamo visto scendendo: geologicamente il pozzo è sempre lo stesso, e se non fosse per quei massi che ostruiscono il passaggio avrebbe continuato la sua corsa verso il basso superando comodamente il “Vrtiglavica”… così non è stato, ma ciò non toglie che per adesso l’abisso FIRN ci stà dando soddisfazioni insperate…. Ora la larghezza è costante attorno ai 15 metri, ora scendiamo appoggiati alla roccia e continua…continua…

Arriviamo a -565 e la bobina è terminata, la nostra voglia di esplorare sicuraemente no. Proviamo a illuminare verso il basso e non si scorge la fine. Risaliamo allora sino a -495 dove ci concediamo un po’ di ristoro e poi via, verso l’esterno, anche perché stavolta abbiamo un po’ i tempi stretti visto che l’indomani mattina ho un impegno improrogabile! “Dài Giusto, parti prima ti… mi te vegno drìo, tanto de qua all’uscita xè solo un pozzo!!!!!!” In meno di 4 ore siamo fuori sotto il cielo stellato, raggiungiamo il “Gilbo” e quindi scendiamo verso Sella Nevea. Sosta “galletto” nel locale di Chiusaforte, che stranamente è ancora aperto, e poi a casa dove finalmente, alle 3 e mezza, vado a dormire. Alle 7 suona la sveglia, mi alzo ed a malapena riesco a raggiungere il bagno. Tre uscite in 12 giorni si fanno sentire ma già penso alla prossima che verrà di lì a breve… Il pozzo FABIO SCABAR ora è una realtà. La prosecuzione del FIRN un sogno ad occhi aperti!

 

 

si ringrazia lo sponsor Asport’s Mountain Equipment

4 thoughts on “Canin, Abisso "Firn", quinta uscita.

  1. Bravi!
    E bravi ad aver dedicato a Fabio Scabar il super pozzo: in bocca al lupo per l’esplorazione!

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