Canin, Abisso "Firn", sesta uscita.

“Non pensare a vincere il prossimo, concentrati a superare te stesso”

Dal 14 agosto, data della mia precedente discesa nel FIRN, è passato si e no un e mese e mezzo con nel frattempo anche un campo speleo in Pal Piccolo, e in modo del tutto inatteso (grazie al “sentimento” del buon Potle) ci siamo ritrovati nelle mani il RECORD italiano di profondità per un unico pozzo (nonchè settimo in ranking mondiale). La base del Pozzo Scabar l’hanno raggiunta all’uscita precedente (appena la quinta!!!) Celly e Giusto: -495 metri in data 21 settembre, inizio d’autunno dell’anno domini 2011. Siamo stupefatti, increduli, entusiasti. Un sogno che si materializza dopo anni di alterne (s)fortune: sicuramente è un segno del destino e come tale va assecondato, curato, seguito. Combinare meteo favorevole, disponibilità altrui e mezzi è impossibile se non è già scritto nella cabala. Che lo si voglia o meno. La cosa entusiasmante però è che ovviamente non è finita qui… La GROTTA CONTINUA!
Con questi presupposti e visto il perdurare del meteo propizio inizia uno scambio fitto di corrispondenza per decidere il da farsi futuro. Alla fine si dovrebbe combinare per il week end dell’ 1-2 ottobre con una nutrita presenza sulle 2 giornate. Personalmente inizio a rodermi il fegato: mi tormento “che faccio?! Vado o non vado?!”. In ufficio ho casini enormi e i miei compagni d’avventura dovrebbero salire già venerdì sera al “Gilberti” per poi proseguire freski il sabato mattina per l’esplorazione: dubito di riuscire a liberarmi, non ne ho la testa, non mi sento in forma. La butto là: “Muli, cerco di esserci, datemi tempi e luoghi poi faccio il jolly”. Risposta scontata: “Nessun problema Kubo! Fane saver!”. La settimana scivola verso il weekend. Sornione ho seguito attentamente i resoconti degli altri esploratori e so di dover correre ai ripari sull’equipaggiamento personale: di corsa post ufficio in modo estemporaneo mi procuro un k-way da indossare sotto la traspirante per ripararmi dallo stillicidio senza rischiare i gioielli di famiglia (Pippo docet), COSA FONDAMENTALE acquisto il PANTIN grazie all’esperienza provante di Potle (un bel pantin noir e gauche nel mio caso) e concludo esumando un paio di guanti in neoprene da 5 mm dal mio equipaggiamento subbbaaqqqqquo (grazie Zdenka!).

Arrivo a giovedi sera che non ho preparato zaino nè cibarie, il lavoro non mi molla. Penso che non ce la farò a seguire domani sera Celly e Giusto. Disperazione. Mando un paio di sms e scopro che Bonni e Zdenka vanno su appena sabato mattina all’alba con Toni e quindi posso usufruire del piano “B”. Temporeggio, ma mi rinfranco. Arriva venerdì sera: tragedia. Arrivo a casa alle 22 skazzatissimo. Il lavoro mi ruba la serenità: stress. “Schiavo dell’era moderna” mi dico. Kazzo. Mi guardo attorno in casa: solo e tutto da preparare x l’indomani. Sono fisicamente e psicologicamente svuotato. Sms a Bonni: se ci sono domani bene sennò partite senza di me. Mi guardo allo specchio: 42anni buttati nel cesso. Fankulo! In modo meccanico preparo tutto in un’ora e mezza. Punto la sveglia alle 05.00 e vado a nanna dopo mezzanotte. Mi sveglio. In time. Sono ko,  ma mi trascino all’appuntamento con Bonnie.
Che l’avventura abbia inizio! Scopro immediatamente che (as usual) tutte le carte del mazzo sono rimescolate. Nessuno è partito la sera prima. Toni deve dare forfait per un problema al ginocchio. In piazzale siamo io, Celly, Giusto, Bonni e Zdenka. Bonni decide che il suo Toyota Land Cruiser può traportarci tutti e così partiamo zeppi all’inverosimile, ma con 2 sacchi a pelo in meno, verso Sella dove colazioniamo al Julia e ci incontriamo con Sauro che gironzola in zona in dolce compagnia: decidono di unirsi a noi per vedere almeno l’imbocco di FIRN e ci daranno una mano a portare anche su del materiale. 2 giri sulla pista e siamo tutti al Gilbo. Una giornata stupenda ed estiva. Partiamo alle 09.45 alla volta del ghiacciaio ed arriviamo a destinazione alle 11. Personalmente sulla salita purgo moltissimo. Sto zitto, ma penso che sto facendo una kazzata: non sono a palla, arranco e mi sto infilando in un pozzo da “500”. Mi riprometto di decidere all’imbocco e non dico nulla agli altri. Non voglio rovinare l’uscita a nessuno (io…) e siccome siamo in 5 ho la fortuna di poter eventualmente lasciare spazio a 2 squadre da 2 e restarmene fuori dai giochi aspettando Pippo che dovrebbe raggiungerci nel pomeriggio accompagnando Fabio Liverani, grande amico e grandissimo fotografo naturalista che si è offerto di immortalare l’evento.


All’imbocco iniziamo a prepararci. Materiali out. Lauto pasto. Spartizione dei compiti. Mi sento meglio. Titubante, decido di tentar l’impresa per cui ci si organizza così: Giusto e Zdenka entrano  per primi, a seguire Celly, io e Bonni. I primi risistemeranno gli armi e una volta al fondo proseguiranno nell’esplorazione, i secondi rifaranno le battute sull’ultimo tratto del pozzo Scabar, arricchiranno il rilievo prendendo sezioni nei punti chiave ed una volta giunti al fondo proseguiranno nel rilievo. Bonni dotato di martello come da indicazioni del geologo Potle preleverà campioni di roccia viva a varie altezze/terrazzini della verticale.
Go! Inizio a scendere alle 13.30. Pochissima acqua (per fortuna), il mio abbigliamento è ottimo, guanti in neoprene e balaklava in pile fanno il resto. Ammiro gli ambienti che mi circondano: Canin. Roccia viva. Ruscellamenti. Ambienti larghi e VERTICALITA’. Procediamo con molta costanza e tranquillità. L’armo è impeccabile. Man mano che si scende Celly rileva sezioni auree e ci aspetta paziente sui terrazzini maggiori dove ci fa da Vate, mentre Bonni smazzetta i campioni di roccia, si ride e si ridiscende: -60, -170 “Nip &Tuck”, -300. Ambienti sempre più vasti e l’abisso continua in modo stupefacente. Sul terrazzo comodo a -300 chiedo a Celly se sulla via per il fondo c’è ancora qualche luogo un minimo comodo ove sostare o se si procede DIRITTI alla meta. La risposta è secca e sorniona: da qui due “salti” intervallati da micro terrazzino… 200 metri. Lo guardo, non rifletto e rispondo “andiamo”. Bonni segue sempre impeccabile e smartellatore. Giunti al micro terrazzino, dopo aver disceso un tratto del pozzo elissoide e liscio da 100 stupeeeeendo, eredito il Distox e assieme a Celly ribattiamo il rilievo della parte terminale dello “Scabar”. Ore 16.30 fondo pozzo: 3 ore per – 500.


Incredulo inizio ad accusare “la situazione”, sono un pò sballottato e decido che preferisco fermarmi prima di fare il passo più lungo della gamba. Personalmente non ho mai raggiunto i – 500. Sono felice. Bonni e Celly sono agguerriti e ricompongono la squadra di rilievo per proseguire nella frana del fondo passando una strettoia piuttosto fetente (visti i mugugni e le bestemmie…). Giusto e Zdenka sono già al di là, in esplorazione… in teoria possono  raggiungere i -700… chissà. Guardo l’orologio. Sono le 17 e mi ritrovo solo a -500: mangio finalmente qualcosina e tolgo gli attrezzi cacciandomi su il piumino. Poi preparo con un paio di sacchi vuoti un giaciglio e mi stendo. Ci voleva, in 2 giorni ho dormito 5 ore ed accumulato quello stress che sto finalmente rilasciando. Equilibrio. Sonnecchio, e mi addormento pure. Rumore d’acqua corrente mi culla per ore. Alle 20 mi sveglio. Buio. Nessuna voce. Mi rimetto giù dopo aver sgranocchiato qualcosa. Le 21: nulla. Ore 21.45 voci in strettoia: ci siamo. È Zdenka: “Ciao come va?!?”. Sorrisi e un thè caldo dal suo thermos. La GROTTA CONTINUA! Trovato un primo fondo a -650, ma grazie ad una finestra si imbocca un nuovo pozzo dove Giusto si è fermato appeso sul vuoto a circa -670 metri, con sicuramente almeno altri 40 metri sotto. Tradotto -700 sicuri e ritorna l’acqua dell’attivo. Rido assieme a lei mentre ci raggiunge Celly.
Sono le 22.00, io e Zdenka iniziamo a risalire. Gli altri 3 si ripigliano e seguono. Risalgo lento. Buon ritmo. Primi 200 metri in un’oretta e 10: decente. Poi inizio a rallentare. Sono zuppo. Bagnato. Il pantin è miracoloso e mi facilita enormemente. Acquisto impagabile. Alle 2.20 del mattino esco sotto i lampi flash del buon Liverani e compagna (Topo): Pippo come promesso è all’uscita e mi offre un thè bollente. Mi ci vuole proprio per ripigliarmi dalle 4 ore e 20 di risalita. Ginocchia doloranti. Aspettiamo gli altri. Il tempo passa, Topo e Zdenka sonnecchiano sotto il telo. Esce Celly, poi Bonni. Quando finalmente spunta anche Giusto sta ormai albeggiando.

 Foto di gruppo, poi scendiamo il “nevaio” per raggiungere il sentiero, rischiando seriamente la vita dato che per la prima volta da quando lo percorriamo è completamente ghiacciato!!! Tutto ok comunque: con stili alquanto eterogenei compresa la cavalcata dello zaino raggiungiamo illesi il sentiero e alle 8, con un sole stupendo, siamo alle auto al Gilberti. Facciamo “brunch” a birrette, grigliata, pasta e snack al wasabi poi scatta l’abbiocco selvaggio. Io mi accascio all’ombra dell’arrivo della funivia. Gli altri dove capita. Quando mi sveglio sento sbaccanare. Tutti stanno pasteggiando e bevendo con Gino, Cavia e Umbertino della CGEB che hanno dormito al DVP (dopo le loro esplorazioni in zona Foran del Muss – Col delle Erbe) da dove la notte precedente segnalavano con luci intermittenti la loro presenza a noialtri sparsi sul ghiacciaio. È’ tardo pomeriggio. Ci buttiamo nelle jeep e ritorniamo verso Trieste.
Chi l’avrebbe mai detto ci potesse succedere tutto questo?!? NESSUNO! Cosa ci succederà ancora?!? CHI PUO’ DIRLO?!?! Alla prox, perchè signori … FIRN CONTINUA!

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