Grotta Clemente: a (sud) ovest di Paperino

Come spesso succede, le avventure più belle capitano quasi per caso, sembra come che vengano loro a cercarti. E’ successo così che lunedì 17 giugno ricevo una mail nella quale mi si propone per mercoledì 19 di partecipare all’esplorazione in buco soffiante in Canin scoperto qualche giorno addietro da Gianni Benedetti del Gruppo Triestino Speleologi.

Ma mercoledì ho in programma la partenza per una breve vacanza montana con bimbi e consorte. Mi metto il cuore in pace e rifiuto serenamente l’invitante proposta. Martedì sera succede l’imprevedibile: per volere del destino la gita familiare viene rinviata alla settimana seguente. E così mercoledì mattina mi ritrovo in autostrada, direzione Sella Nevea, sul sedile posteriore dell’auto di Benedetti; a lato passeggero Mauro Kraus, nel bagagliaio corde e sacchi speleo.

L’avvicinamento alla grotta si rivela “croccante” ma in un paio d’ore o forse più siamo all’ingresso. L’aria che scaturisce da quella bassa fenditura orizzontale è gelida e tanta… veramente tanta (vedi la posizione orizzontale dei nastri bianchi e rossi nella foto del banner!!!). Gianni ci confessa che la scoperta è dovuta proprio a quella fredda corrente che ha investito le sue gambe mentre seguiva tracce di camosci.

Piccolo spuntino e verso mezzogiorno entriamo. Da subito un bivio: a sinistra una diramazione più stretta, a destra quella più invitante e ventosa. Gianni suggerisce di iniziare con una rapida occhiata a quella di sinistra, per poi dedicarsi all’altra più promettente. Kraus s’infila nel cunicolo sparendo nel dedalo di condottine. Io e Gianni lo seguiamo col distox rilevando 250 metri di condotte forzate. Tralasciamo numerose diramazioni più anguste ed esploriamo almeno altri 150 metri senza rilevare. La “breve occhiatina” al ramo di sinistra si trasforma così in una frenetica esplorazione di oltre tre ore.

Ritorniamo all’ingresso e usciamo a riscaldarci e asciugare le nostre umide tute.

Si ritorna dentro curiosi a vedere cosa propone il ramo di destra. Dopo una piccola strettoia l’ambiente diventa presto comodo: una fantastica condotta forzata alta da 1,4 a 2 metri. Corriamo contro la gelida aria e presto giungiamo a una diramazione e poi ancora una e poi un’altra, e un’altra ancora…

Lasciamo frecce per ritrovare la via del ritorno in quel labirinto sotterraneo. E via di corsa ancora avanti in quella frenetica maratona esplorativa. Dopo quasi un’ora troviamo l’ormai sperato ostacolo: un salto stimato una ventina di metri mette fine all’odierna esplorazione.

Usciamo e raggiungiamo la macchina verso le 21.30. Sosta obbligata a Resiutta per il meritato polletto dove brindiamo abbondantemente alla magnifica novità: almeno una chilometrata di bella e ventosa grotta.

 
Partecipano a questo delirio esplorativo:
Gianni Benedetti (GTS)
Mauro Kraus (GSSG)
Michele Potleca (GC)
 

 

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