3908VG – Lavoro, solo lavoro…

E’ passata solo una settimana, ed eccoci di nuovo al lavoro: oggidì Kubone resterà all’esterno mentre io, Celly, Zdenka e Valerio scenderemo per tentare di forzare la promettente finestra individuata la volta scorsa a -190.

Lo scavo alla base del p.110

L’imbocco del P.30

Anche stavolta l’acqua non manca: stillicidio ovunque, e nei passaggi stretti ci infanghiamo Quanto Basta, come nelle ricette… Temperatura glaciale, al solito… insomma, non proprio l’ambiente di lavoro ideale, ma le possibilità esplorative ci spronano! Giungiamo a tempo di record sul lungo e stretto fondo del penultimo pozzo, che quando siamo tutti riuniti (sacchi compresi) risulta alquanto affollato e mi ricorda molto la linea 6 in agosto, solo con meno olezzi di sudore stantio dovuto a scarsa igiene personale e più facce simpatiche. Scendo da solo i primi metri dell’ultimo salto, portandomi dietro il sacco con tutto il necessario e ritrovandomi ben presto dinanzi alla famigerata “fiepa”… oltre, il vuoto che occhieggia.

L’ultimo pozzo da 22 metri

La fessura in parete, prima dei lavori

Mi metto alacremente a trapanare e demolire, mentre di sopra si sente lo smazzettare di Celly e Valerio che si accaniscono su masso e lama di roccia che bloccano l’imbocco dell’altro pozzo. Con una tale squadra cosa mai potrebbe fermare la nostra avanzata? Una volta fatto il mio dovere, raggiungo nuovamente i miei compagni per attendere che la situazione evolva… Gli ambienti qui non hanno le dimensioni ragionevoli della parte soprastante della cavità, e nonostante la fessura ora allargata si ostini a sputare sbuffi gelidi e sempre più forti, la circolazione generale dell’aria risulta assai carente… per questo motivo, sia la visibilità che la qualità di ciò che respiriamo risente pesantemente di polveri e fumi…

E’ noto a tutti che Zdenka, pur appartenendo in teoria al genere femminile, in grotta dimostra puntualmente di possedere un impressionante paio di palle, roba da far venire i complessi di inferiorità ad un portuale…

Eppure di fronte ad eventi o sostanze che possano anche minimamente compromettere l’equilibrio della sua spagirica salute diventa istantaneamente fragile e delicata quanto un cardellino anemico. E così, quando in pochi istanti ci ritroviamo immersi nella tipica atmosfera londinese di fine ottocento, inizia a lamentarsi insultandoci attraverso il bandana che si sta pressando su naso e bocca, manco qualcuno di noi avesse “sganciato”… Grandi risate, ovviamente, in attesa che la nube ci oltrepassi, ma ciò ahimè non avviene… Ad un certo punto mi spazientisco e decido di scendere comunque, mentre Zdenka millantando sinusiti e cefalee lancia anatemi in idiomi sconosciuti… Imperterrito oltrepasso lo stretto imbocco del pozzo, calandomi a tastoni sino alla finestra oramai divelta.

La finestra “poco allargata”

Un breve ulteriore lavoro di mazza e punta, ed ottengo l’abituale anche se assolutamente non voluto risultato: un varco comodo per me e scomodo per tutti gli sfortunati che mi seguiranno, invocando probabilmente con parole poco lusinghiere oltre al sottoscritto numerosi dei suoi avi nonché le più svariate divinità coi relativi santi. C’est la vie…

Dopo qualche contorcimento sbuco nel nuovo pozzo, di cui riesco a percepire solamente la vaga forma circolare, circa due metri e mezzo di diametro… il resto è nebbia. Pianto un fix e scendo lentamente, alla cieca. Dopo circa dieci metri tocco un fondo di grossi massi erosi incastrati fra loro: mi trovo esattamente sopra il punto da cui, la volta scorsa, arrivava tutta l’aria… se ci fosse Kubo dall’altra parte potremmo quasi stringerci la mano… solo che Kubone è all’esterno a grattarsi gli zebedei, beato lui… di correnti d’aria, in compenso, non vi è traccia alcuna, e ciò al momento mi risulta incomprensibile…

Risalgo sino alla finestra, e guardo (si fa per dire) verso l’alto: per quel poco che si vede il pozzo continua, ma non ho l’attrezzatura per una risalita e comunque anche da lì zero spifferi… non si muove un alito.

Esco a malincuore, e raggiungo Celly che mi attende stoico e solitario: Zdenka è letteralmente fuggita, e Valerio le è andato dietro… peccato che nell’unico sacco che i marrani hanno portato con se ci fossero i nostri pranzi ed il tabacco, porca paletta…

Allargando l’imbocco dell’altro pozzo…

Tutto l’insieme mi provoca una discreta incazzatura, e sfogo la mia rabbia su ciò che resta dei materiali che ostruiscono l’altro pozzo, disintegrandoli a beneficio delle prossime esplorazioni: per oggi ne abbiamo entrambi abbastanza di acqua, fango e freddo. “Lavoro, solo lavoro senza particolari soddisfazioni” mi dico mestamente… il mancato ritrovamento dell’aria dove già sognavo coreografiche prosecuzioni ha seriamente compromesso la mia serenità. Carichi di attrezzature risaliamo i 30 metri che ci dividono dal fondo del grande pozzo, sperando di beccare i due fuggiaschi per appioppargli almeno qualche sacco… Zdenka è stata troppo veloce, ma Valerio per sua sfortuna no e lo carichiamo senza pietà. La risalita ci riscalda ma non ci toglie la fanghiglia di dosso, ed usciamo che facciamo schifo, come sempre. Ci accoglie un sorridente Kubone (anch’io sorriderei al posto suo…), e dopo un veloce cambio corriamo al Pub Skala, a consolarci, sperando nelle prossime uscite.

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