Ghiacciaio del Canin – Abisso "Firn"!

Antefatto:
Il giorno 11 agosto arriva sibillina una mail di Potle che annuncia: “Possibili novità in Canin…  Celly aveva ragione…” – ermetismo puro. Dopo un paio di affondi del sottoscritto si  capisce che si dovrebbe buttare l’occhio su di un pozzo sui 20-40 metri (o solo 25). Mmmmhhhhhmmmm. Si apre sul fianco del ghiacciaio e si è molto alti: l’hanno “esumato” lui e RR in fase di misurazione del ghiacciaio stesso. Ne vale senz’altro la pena mi dico e aggiungo “la zona è allettante e molto inconsueta… chissà che un colpo di culo…”. C’è ovviamente alle porte il campo in Pal Piccolo, ma complice una domenica di bel tempo
e la defezione forzata per obblighi coniugali di Pippo, Giusto, Celly, Edox e Toni si potrebbero ottimizzare i superstiti in vista di un possibile “post Mickeno Ratapalz”.  Proviamoci.
Si parte…

Decidiamo per una sortita leggera domenica 14 agosto con come soli partecipanti io, Potle ed RR. Tempo splendido. Ritrovo alle 07.00  a Prosecco, che sforo clamorosamente di 20 minuti. Si parte su di una splendida jeep bianca nuova di pakka. Pago il mio dovuto pegno/caffè alla tappa di Ledra e finalmente giungiamo a Sella Nevea alle 09.30 dove saliamo in funivia.

Alle 11.30 siamo a destinazione: tardino… Alla base di affioramenti di roccia sulla parete del ghiacciaio una lingua d’aria dà accesso ad una camera sotto il ghiaccio che affaccia al pozzo di 20-40 metri (o solo 25)… Ci fermiamo sopra l’imbocco su gradoni di roccia. Merenda e preparazione dei materiali. Un paio di cordini. Qualche fix e anelli inox. Un trapano “Uneo” con batteria carica. Sacchetta d’armo e un tiro da 32 da 10mm. Abbiamo anche la sacchetta da rilievo: Distox e matita possono chiudere così subito il capitolo sul misero pozzetto, visto che è inutile doverci ritornare se toppa. Si va!
Operativi e a stomaco pieno scendiamo sotto la lingua del ghiacciaio: Potle ed RR davanti poi con calma arrivo io x ultimo. I primi due raggiungono l’imbocco che avevano disgaggiato AL BUIO la volta precedente e lo rimirano sotto il fascio accecante dei loro Mastrel: è diverso da come lo ricordavano AL TATTO e confabulano, ridacchiano e scaricano pietruzze varie nel pozzo da 20-40 metri (o solo 25)…. Appena mi affaccio alla stanza sotto il ghiacciaio avverto una corrente d’aria portentosa…. Mi fermo… La soppeso ancora e non dico nulla, ma rimango perplesso. Nessuno aveva parlato di corrente d’aria… Boh. Sarà il cambio di temperatura mi dico. Proseguo un altro paio di metri ed entro nella cavernetta di ghiaccio dove mi inginocchio per sentire + da vicino le pietre che i 2 miei compagni di giochi si prodigano di farmi sentire precipitare di sotto. A questo punto l’aria che avverto ALLE MIE SPALLE è strabiliante e ne chiedo conferma agli astanti: “ma quest’aria c’era anche la volta scorsa?!?! La sentite anche voi, sì?! Non c’è vento fuori, vero?!” I 2  mi guardano sbigottiti e rispondono: “Vero… C’è aria… Non ci avevamo fatto caso e arriva da fuori… Boh… Comunque vieni qua e butta l’occhio sul pozzo… Per noi si può provare a scendere”.
Non dico piú nulla. Sbigottimento. Raggiungo Flik & Flok e mi metto carponi su di una
spaccatura sormontata da 2 macigni. L’aria è ancora + potente ora. Tutti muti. Mi chino in direzione della Mecca ed infilo il mio arancio capoccione fra i 2 massi spalancando il faretto Mastrel sul nero sottostante. L’aria che circonda il mio corpo a questo punto sembra un “torrente etereo e costante” che mi avvolge totalmente e mi risucchia. Da sotto sale un rumore  scrosciante d’acqua. Taccio e rimango muto. Non ho parole. Comincio a realizzare cos’ho di fronte…. Potle ed RR pendono dalle mie labbra quasi fossi uno sciamano profetico. Lancio un paio di sassi nel nero a sx…. 5-6 secondi anche più… Sulla dx anche 10-11 forse… Suona largo… La spaccatura inziale sarà di 1 metro x 5 ma subito poi sembra si allarghi  progressivamente… “Pozzo da 20-40 metri (o solo 25)”: KOL KAZZO… Sembra il pozzo dove cade il secchio nelle Miniere di Moria (“Il Signore degli Anelli”, ndr). Dopo i lanci di sassi ho anche una sensazione di tamburi lontani nel profondo… Suggestione… BALROG.
Mi ritraggo. Faccia e collo gelati. Guardo Potle e RR e ciancio: “Maaaa … Questa xè l’aria del buso?!?!” e gli altri rispondono a loro volta con un monosillabo: “Sì”. SILENZIO reciproco.
Mi rifocalizzo sul costante scroscio d’acqua che sale dal profondo. Rimango carponi. Tocco i massi davanti a me. Studio l’imbocco. Tasto la roccia sotto il mio culo poi riguardo il tetto di ghiaccio che ci sovrasta in modo così fiabesco fra giochi di luce. Mi riaffaccio alla spaccatura. Rilancio un paio di pietre. Mi faccio riavvolgere dal torrente d’aria che viene inghiottito dal pozzo. Rimango muto e sotto shock per un 10 minuti buoni. Poi farfuglio guardando il pozzo con la faccia immersa nel vento: “Grotte come questa mi incutono sempre rispetto ed un certo timore”. Reazione: in modalità warp cerco di reagire alla “uomo da un milione di dollari” e allo slow motion comincio a parlare/muovermi/vaticinare in stato di trance: sarà un pozzo da 80 – 100  metri minimo… Altro che “20-40 metri (o solo 25)”. Dai rimbalzi forse c’è qualche terrazzino, ma non è detto. L’aria è mostruosa e costante in ingresso, siamo in estate: ingresso alto.Qua si entra, ma l’uscita è a Boka. Vista la presenza di acqua già oggi, se piove ci sarà da ridere e da stare a chiappe strette nella fase d’armo e di  progressione. La roba da rilievo è inutile oggi: sigliamo l’ingresso e puliamo l’imbocco poi proviamo a scendere per quel che possiamo per capire un pò meglio e fare un paio di foto. Cose così possono capitare una volta nella vita… Azione! Puliamo tutto il ghiaioncino esterno. Io inizio a trapanare. Pianto un paio di fix inox per la partenza dell’armo. Sono ancora titubante però: non mi aspettavo un mostro del genere. Alla fine giunge il momento. Pisciatina di rito e poi mi infilo comodo fra i 2 massoni che rimiro e soppeso dal basso. Non sono poi tanto male. Peggio sono dei massi “minori” più in là che sotto il ghiaioncino iniziale si affacciano nel vuoto: per oggi non si tocca nulla, scenderò da solo e poi gli altri daranno un occhio anch’essi “stand alone” per diminuire il rischio eventuale di cadute litiche. L’adrenalina  scorre potente, mi pervade e tranquillizza al tempo stesso. Divento euforico. Pianto subito un fix. Fraziono e scendo al primo terrazzino. Un masso incastrato. Sano. Tolgo la ghiaia soprastante e ridiscendo. A meno 10 c’è già ruscellamento: ahia. Mi sposto dalla verticale e pianto un altro fix. Ridiscendo e mi fermo a fine corda su una gorna in calcare sanissimo.

Rimiro dove sono: il pozzo è sano e il tetto soprastante pure. La sezione si allarga a 4 x 5  metri e sprofonda come cilindro calcareo nel buio sottostante avvolto in suono d’acqua scrosciante. Raccatto una pietra e la lancio: 8 secondi con qualche rimbalzo in ambienti larghi, poi “non si sente distintamente”, ma forse continua ancora. Torno su per lasciare agli altri la mia stessa esperienza. Siamo col morale alle stelle. Disarmiamo, sigliamo
l’ingresso e facciamo foto. Ci cambiamo con calma. Favoleggiamo. La funivia di ritorno è persa e dovremo ritornare all’auto a piedi: e chissenefregaaaaaaa!

Stambecchi everywhere saltellano e frìano intorno a noi mentre si torna a valle. Gli scopritori fanno sciarade sul nome: io ascolto divertito e propongo una riffa. Si vedrà. Giunti al nostro mezzo meccanico decidiamo di telefonare a Pippo per renderlo edotto della novella: è incredulo, ma alla fine accetta il duro vaticinio.

Epilogo:
Decidiamo di fermarci a cena a Resiutta, ma una folla di affamati ci dirotta nella per noi  assolutamente inusuale area di Venzone dove la pizza è superlativa e il destino ci regala l’ultima sorpresa… la frase del giorno scritta sulla lavagna del locale recita: “Coloro che non hanno mai rischiato riescono solamente a scorgere la sconfitta degli altri”.

È scritto.

È storia.

È FIRN!

 

si ringrazia lo sponsor Asport’s Mountain Equipment

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